ADHD Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività: basi psicologiche neuroanatomiche e genetiche

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Evoluzione del concetto di ADHD 11 1.3 Enfasi sulle caratteristiche comportamentali come l’iperattività o mancanza di attenzione All’inizio degli anni ’70 l’insoddisfazione per il termine “disfunzione cerebrale minima” iniziò ad aumentare. Durante quest’epoca si osservò una crescente tendenza a concettualizzare l’iperattività come sindrome marcatamente comportamentale, non avendo potuto dimostrare, in maniera soddisfacente, l’esistenza di una lesione organica o di una disfunzione cerebrale minima come base eziologia responsabile del disturbo. Questo fatto unito all’impulso dei programmi educativi speciali portati a termine in nord America e la scolarizzazione obbligatoria, incentivò la ricerca di nuove definizioni più funzionali del disturbo, che si soffermassero di più sugli aspetti comportamentali e cognitivi del problema e che aiutassero a delineare una terapia da seguire. A ciò contribuirono autori come Morrison e Steward, Cantwell, Needleman, Gunnue e Lenton, Wielgerberg e Shaffer. Questi autori enfatizzarono i fattori psicologici e ambientali nella definizione del disturbo. Durante questo stesso periodo nacquero moltissime ricerche sui fattori di rischio in relazione all’iperattività. Morrison e Steward, per esempio, segnalarono la presenza di qualche tipo di patologia nei genitori, come l’alcolismo e/o problemi affettivi, quali fattori di rischio. Questa idea fu raccolta, anni più tardi da Needleman, Gunnue e Lenton per riferirsi ai bambini con iperattività.

Anteprima della Tesi di Alessio Sangiuliano

Anteprima della tesi: ADHD Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività: basi psicologiche neuroanatomiche e genetiche, Pagina 9

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Alessio Sangiuliano Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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