Il volto banale del Male: Arendt/Eichmann

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8insomma, dirigendo quotidianamente i trasporti di milioni di uomini verso i campi di sterminio, non solo non credeva di commettere un Male di così impensabili e sconfinate proporzioni, ma non credeva neppure di commettere il Male. Assistendo al processo Eichmann e lavorando al suo reportage, la Arendt intravide nel Male che l’uomo è in grado di commettere nè l’amore per il Male in sè, nè una comune debolezza della volontà: nel funzionario nazista il Male mostrava un volto insolito, banale, ma non per questo meno inquietante. Commettere il Male in un regime in cui il crimine era perfettamente “legalizzato” significava, insomma, peccare di una sorta di “analfabetismo morale ed etico”, di una “mancanza di pensiero” che aveva condotto la mente dell’imputato al più indistinto annebbiamento dei valori. Il Male è banale perchè non ha radici profonde, ma si rivela un fenomeno di superficie che dilaga ovunque gli uomini si dimostrano incapaci di pensare da soli. Adolf Eichmann, infatti, contribuì indubbiamente ad un Male di “sataniche” proporzioni ma lo fece, scrive la Arendt, con una piatta superficialità, ossia inconsapevolmente, ignorando totalmente il valore etico che quelle azioni rivestivano. L’ultima parte di questo studio, infine, si sofferma sulle polemiche suscitate dalla filosofa in merito al suo personale

Anteprima della Tesi di Maria Anna Casoria

Anteprima della tesi: Il volto banale del Male: Arendt/Eichmann, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Maria Anna Casoria Contatta »

Composta da 160 pagine.

 

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