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Affidamento extrafamiliare e segreti: quali diritti e quali doveri per i soggetti coinvolti?

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Il mio lavoro è dedicato all’affidamento extrafamiliare, con particolare riguardo al trattamento dei dati personali relativi ai soggetti coinvolti, ossia la famiglia d’origine, la famiglia affidataria e il minore. In attinenza con il mio corso di studi ho esaminato il trattamento dei dati personali da parte dell’operatore socio-sanitario degli enti socio-assistenziali territoriali. Le fonti normative a cui ho fatto riferimento sono il Codice della privacy per quanto riguarda il trattamento dei dati personali degli utenti da parte dei soggetti pubblici (artt. 18 e ss), l’art. 1 della legge 119/2001 concernente il segreto professionale dell’assistente sociale e il Codice deontologico degli assistenti sociali, in particolare al Titolo II Capo III artt. 17-23. Dal punto di vista dell’assistente sociale, si pone una sorta di “dilemma” che consiste da un lato nel rispetto del segreto professionale, deontologico e del segreto d’ufficio e dall’altro nel rispetto del diritto all’informazione da parte dei soggetti coinvolti. Pensiamo per esempio alle informazioni riguardanti la sieropositività del bambino o del genitore: la legge 5 giugno 1990, n. 135 in materia di prevenzione dell’Aids afferma che l’accertamento della sieropositività deve essere dato esclusivamente all’interessato, ma qualora si tratti di minori è necessario che l’assistente sociale fornisca alla famiglia affidataria tutte le informazioni necessarie in merito alla condizione del minore, in quanto gli affidatari devono provvedere alla cura della salute dello stesso (Carta dei diritti del bambino sieropositivo). Pertanto nonostante tali informazioni possano ledere la riservatezza della famiglia d’origine, l’assistente sociale non può omettere notizie necessarie che devono essere comunicate nell’interesse del minore in affidamento. Contributo della dottrina: la questione del diritto all’informazione riguarda ovviamente ogni utente dei Servizi Sociali, ma me ne sono occupata con particolare riguardo al minore in affidamento. In merito l’autore Chistolini M. (psicologo) sottolinea l’importanza del diritto del minore ad acquisire tutte le informazioni riguardanti sé stesso e la propria famiglia per permettergli di costruire una propria identità attraverso la conoscenza della propria storia personale, in particolare durante il periodo di permanenza in affidamento durante l’infanzia o l’adolescenza. Perciò se il diritto all’informazione del minore può essere in conflitto con il diritto alla riservatezza di altri soggetti coinvolti, è necessario analizzare la situazione in cui esso si trova per valutare se le notizie sono dovute. In merito l’autore considera il criterio di rilevanza, ossia quanto il fatto sia rilevante nella vita del bambino. Contributo della giurisprudenza : un buon esempio dal punto di vista della rilevanza delle informazioni è un’interessante controversia sottoposta all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo, il “caso Gaskin c. Regno Unito” (sentenza del 7 luglio 1989). Il richiedente, dopo il decesso della madre, è stato in affidamento con diverse famiglie affidatarie da quando aveva 1 anno fino alla maggiore età. Il ragazzo sosteneva di aver subìto maltrattamenti nel periodo trascorso in affidamento e pertanto, ormai maggiorenne richiedeva l’accesso alle proprie documentazioni conservate dai Servizi Sociali al fine di conoscere il proprio passato e superare le attuali difficoltà dovute alla mancanza di informazioni relative al proprio vissuto. Inizialmente il giudice aveva concesso all’interessato di accedere al proprio dossier personale, tranne per le parti relative ai documenti dei medici e delle forze di polizia, in quanto affermava che tali documenti potevano contenere informazioni riguardanti i medici, gli insegnanti e gli affidatari del richiedente e che quindi dovevano essere trattati in modo confidenziale. I Servizi Sociali richiedevano una restrizione per proteggere i loro documenti personali, ma il Ministero della Salute e della Sicurezza aveva inviato loro una circolare nella quale veniva esplicato che gli utenti dei Servizi Sociali possono prendere conoscenza di sé stessi tramite i dossier e perciò essi sono ammessi all’accesso dell’interessato. Con la successiva entrata in vigore del regolamento del 1989 sull’accesso ai
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Affidamento extrafamiliare e segreti: quali diritti e quali doveri per i soggetti coinvolti?

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Bovolato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Joelle Long
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

FAQ

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Parole chiave

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famiglia affidataria
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legge 119/2001
legge 241/1990
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