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Fernando Arrabal y su ''Pánico''

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7 Nell‟antica Grecia il dio Pan rappresentava il demone dell‟incubo; abbandonato in fasce dalla madre, la ninfa Driope, spaventata dal suo corpo caprino e dal suo volto barbuto, fu raccolto da Hermes, avvolto in una pelle di lepre, condotto e festeggiato nell‟Olimpo21. Per capire Pan bisogna fare un percorso che va dall‟intelletto all‟immaginazione, popolata da immagini tangibili e sensoriali. Pan rappresenta la coscienza dell‟uomo, spogliata della propria natura artificiosa e nutrita dall‟istinto. Ecco perché quelle che possono sembrare azioni vergognose, come la masturbazione, il sesso, il sadomasochismo, o la scatologia, sono invece attività istintuali, osservate con estrema sensibilità nell‟universo del dio Pan. Pan in greco significa “tutto”; pertanto ogni aspetto della vita, ogni singolo evento, qualsiasi manifestazione tangibile o non, è degna di essere mostrata, studiata ed apprezzata, persino il sordido. 21 Nel Dizionario di mitologia classica di Luisa Biondetti (Milano, Baldini e Castoldi, 1999), alla voce Pan, si legge: «Dio greco della pastorizia, non appare né nei poemi omerici né in Esiodo. Un‟etimologia popolare accosta il nome a pán („tutto‟) e lo innalza quindi a incarnazione dell‟universo. Secondo l‟Inno omerico a Pan, il nome gli sarebbe stato dagli dei perché rallegrava „tutti‟ e si dice che Pan era figlio di Ermes e della Ninfa della quercia. Da altri l‟accostamento a pán viene fatto risalire al concepimento di Pan: Penelope si sarebbe unita a „tutti‟ i pretendenti e avrebbe partorito Pan. Anche Apollodoro riferisce che Penelope era la madre di Pan: Alcuni dicono che Penelope fu sedotta da Antinoo e che per questo Odisseo la rimandò dal padre Icaro e che poi Penelope andò in Arcadia, presso Mantinea dove, unitasi a Ermes, partorì Pan. Nella Biblioteca Apollodoro dice invece che Pan era figlio di Zeus e Ibris, in Erodoto Pan è nato da Penelope e Ermes, come dicono i Greci. Anche in Cicerone Pan è figlio di Ermes e di Penelope. […] Pan viveva in luoghi selvaggi, in grotte, boschi e presso sorgenti, dove spesso incontrava e amava le Ninfe. Nell‟Inno omerico a Pan, come un caprone selvatico Pan si arrampica sulle rocce fino alle cime nevose; nello Ione di Euripide la sua dimora è sulle Rocce Macre “traforate di grotte”. Pan veniva rappresentato col muso e i piedi di capro (in epoca cristiana le sue forme furono attribuite al diavolo). Si diceva che fosse inventore della siringa, dal nome di una Ninfa da lui amata. La siringa era uno strumento a fiato composto di canne diseguali legate tra loro. Pan, noto per la usa inesauribile sessualità, non dava pace a Ninfe e pastori, ma talvolta i suoi amori non si realizzavano, perché le Ninfe riuscivano a sfuggirgli: Siringa si tramutò in canna, Pitis in pino nero, Eco non si concesse. Ma spesso la sua insistenza aveva successo: tra le molte Ninfe che gli corrisposero, ricordiamo Selene ed Eufeme, che da Pan ebbe un figlio, Croto. Siccome Eufeme era la nutrice delle Muse, Croto divenne il loro fratello di latte. Anche i pastori erano insidiati da Pan e, se gli approcci non avevano successo, Pan ricorreva alla masturbazione o si accoppiava con le capre. […] Pan diffondeva il „panico‟; nel Reso, attribuito a Euripide, si trova il panico collegato all‟intervento di Pan. Nel campo troiano si diffonde il panico, persino le sentinelle abbandonano i loro posti ed Ettore si chiede se non sia stato Pan a provocarlo. […] Spesso nell‟iconografia e nei testi troviamo Pan che accompagna le danze delle Ninfe, talvolta affiancato da Dioniso. […] Interessante è l‟episodio della morte di Pan, narrato da Plutarco, soprattutto perché commentatori cristiani vi hanno visto simboleggiata la fine degli dei pagani. Plutarco riferisce la storia, raccontata da un testimone che “non era né uno sciocco, né un imbroglione”: il retore Emiliano. Costui si trovava su di una nave che lo portava in Italia; quando la nave costeggiò l‟isola di Paxo si sentì una voce che rivolgendosi a Tamo, il pilota, gli intimava di annunciare: “il grande Pan è morto”. L‟imperatore Tiberio, a cui giunse la notizia, ordinò di indagare e “i filologi di corte congetturarono che si trattasse del figlio di Ermes e Penelope”. In origine Pan fu onorato in Arcadia, ma il suo culto si diffuse in tutta la Grecia, e dalla Grecia passò in Sicilia e in tutta l‟Italia. Nel mondo romano Pan è spesso identificato con Fauno e Silvano, o si accompagna a loro. Ovidio nelle Metamorfosi nomina più volte Pan e una volta nomina “i Pan”, al plurale, con “le corna cinte di rami di pino”».
Anteprima della tesi: Fernando Arrabal y su ''Pánico'', Pagina 6

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Fernando Arrabal y su ''Pánico''

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Petrini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Luciana Gentilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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