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La Bandiera Blu, strumento di gestione del territorio per la valorizzazione di destinazioni turistiche verso un turismo sostenibile

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La Bandiera Blu, strumento di gestione del territorio per la valorizzazione di destinazioni turistiche verso un turismo sostenibile tesi di Claudia Fraboni 8 di 80 servizi per i residenti. Il turismo, inoltre, può provocare un cambiamento o la perdita di valori e di identità locali attraverso processi di standardizzazione che riducono autenticità e spontaneità della destinazione. Tuttavia la consapevolezza che il turismo inquina è piuttosto recente. Negli anni in cui la vacanza diventa un fenomeno di massa (anni ‘50/’60) e cominciano a prendere corpo i primi studi sugli impatti ambientali delle industrie tradizionali, l'attività turistica è considerata una smokeless industry 9 capace di creare soltanto divertimento e ricchezza pulita. Successivamente, mentre a livello mondiale si inizia a discutere di sviluppo sostenibile 10 , per il settore turistico l’ambiente è considerato un vincolo allo sviluppo, da subire nell’interesse stesso della sopravvivenza del comparto 11 . É sostanzialmente dal Summit della Terra di Rio De Janeiro del 1992 che si inizia a parlare della programmazione turistica come una delle aree di intervento ai fini della realizzazione dello sviluppo sostenibile 12 . Nell’ambito della conferenza viene pubblicata Agenda 21, un vasto programma d’azione per il ventunesimo secolo, che individua un centinaio di aree di programma su cui intervenire per assicurare uno sviluppo economico responsabile verso la società, proteggendo nel contempo le risorse fondamentali e l'ambiente per il beneficio delle future generazioni. L’Agenda 21 è un documento etico-politico e non contiene obblighi 9 Era definita industria senza ciminiere perché si riteneva non inquinasse come le industrie tradizionali 10 Nel 1972 si tiene a Stoccolma la prima conferenza mondiale organizzata dall’ONU sull’ambiente, dal nome “Man and his Environment”. Il risultato più importante fu la creazione dell'UNEP (United Nations Environment Programme) l’organismo dell’ONU che si occupa delle tematiche legate allo sviluppo. Negli anni ottanta l’UNEP istituisce una commissione incaricata di analizzare le interrelazioni tra ambiente e sviluppo, di individuare i problemi e le contraddizioni e di suggerire modi per avviare politiche economico ambientali sostenibili. Nel 1987 la World Commission on Environment and Development (WCED) - pubblica il rapporto “Our Common Future” noto come rapporto Brundtland. Il rapporto propone una politica mondiale per uno sviluppo sostenibile sia sul piano ecologico sia sul piano socio-economico dichiarando che: “l’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo assicurando il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Il concetto di sviluppo sostenibile implica dei limiti, non limiti assoluti ma quelli imposti dal presente stato dell’organizzazione tecnologica e sociale nell’uso delle risorse ambientali e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane” – WCED - Our Common Future - 1987 11 La Comunità Europea interveniva con provvedimenti del tipo “Comando e Controllo” 12 AGENDA 21 – art.. 7.20 e) “Promuovere la formulazione di programmi turistici consoni all’ambiente e sensibili verso le culture, come strategia per uno sviluppo degli insediamenti rurali e urbani e come mezzo per decentralizzare lo sviluppo urbano e la riduzione delle differenze tra le regioni”
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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Fraboni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Carla Creo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

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