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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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13 e principi che si installarono permanentemente nell ordinamento penale, con il fine di prevenire l ordinario e di fronteggiare l emergente. Da quel variegato ceppo normativo sbocceranno le attuali misure di prevenzione, al termine di una trasformazione che ne muter i lineamenti, soprattutto per quanto concerne i destinatari, i presupposti e le competenze per applicarle. Sin dall epoca liberale, le misure di prevenzione furono elaborate per fronteggiare determinate categorie di soggetti che non avevano ancora commesso reati. La connessa pericolosit sociale fu formalmente ritagliata su fenomeni di mera antisocialit e cioŁ su condotte di vita contrarie ai valori sociali e morali, talvolta sintomatiche di classi a rischio, che potevano tradursi in situazioni di devianza sociale, anche se penalmente irrilevanti 16. In tale direzione di politica applicativa, con pubblica sicurezza e nei numerosi testi unici che si susseguirono nel tempo, restarono nell ordinamento arrivando, in alcuni casi, fino ai giorni nostri. Le disposizioni eccezionali e transitorie di tale legge, pur affrontando il problema del brigantaggio nelle province centrali e meridionali del neo stato unitario, ristabilirono la competenza dei Tribunali Militari per i reati di brigantaggio, comminando la fucilazione, o i lavori forzati a vita nel caso di attenuanti, indiscriminatamente per tutti i briganti che avessero opposto resistenza a mano armata; introdussero, per la prima volta nel nostro sistema di polizia, la misura preventiva del domicilio coatto (art.5), dando al governo la facolt di assegnare, per non piø di un anno, tale misura non solo a camorristi e manutengoli dei briganti, ma anche agli oziosi, vagabondi, e soggetti sospettati di avere commesso determinati reati, introducendo cos nell ordinamento un istituto che vi sarebbe restato a lungo, sia pure con i diversi nomi di confino di polizia o di soggiorno obbligato. Gi all epoca, nel coro del vivace dibattito parlamentare che precedette l approvazione della legge, e che tocc le questioni non solo del brigantaggio ma anche quelle della situazione meridionale nel suo complesso, alcuni parlamentari manifestarono la preoccupazione che con il domicilio coatto si volessero colpire gli oppositori politici del governo e che la legge mirasse ad introdurre, nelle mani della polizia, un potente strumento di oppressione politica, da usarsi contro i liberali, nemici dei potenti notabili locali . (D. PETRINI, La prevenzione inutile. Cit. p. 14, nota 21). 16 Di un duplice livello di legalit parla M. SBRICCOLI, op .cit. supra, pp. 489-492: Entra cos nell ordinamento, frutto quasi di una ineluttabile fisiologia, un duplice livello di legalit . L emergenza legittima la prevenzione e la prevenzione si vale soprattutto del sospetto; la libert dei sospettati , dei pericolosi, dei disturbers, pu essere costretta o diminuita con l uso di istituti di polizia preventiva, con pratiche arbitrarie e con abusi tollerati. Alla polizia vengono affidate estese funzioni di prevenzione e di governo delle classi pericolose , che essa svolge rispondendo a logiche sue proprie, con amplissimi margini di discrezionalit , nell ambito dell agire amministrativo, senza considerazione dei principi di stretta legalit e di giurisdizionalit . Tra gli anni Sessanta e Settanta (dell Ottocento, n.d.r) prende forma un sistema di controllo dalla triplice valenza (severa protezione delle propriet private, disciplinamento dei ceti piø poveri e repressione del dissenso politico radicale) che - dopo essere stata valorizzata in senso apertamente liberticida nel periodo fascista - rester sostanzialmente come modello di riferimento lungo tutta la fase agricola della storia italiana, fino ai primi anni del secondo dopoguerra. Il dualismo nelle regole e nelle pratiche repressive che si viene affermando non riguarda, peraltro, la sola tutela dell ordine pubblico: non si tratta soltanto di giurisdizione contro amministrazione, di codice penale contro legge di pubblica sicurezza, di giudici da un lato (che amministrano il diritto) e polizia dall altro (che tutela l ordine e la sicurezza). Il duplice livello di legalit discerne i <galantuomini> dai <birbanti> destinandoli a differenti filieres punitive, fa prevalere l opportunit politica sulla regola giuridica, lo scopo sul diritto. Permette il conseguimento di obiettivi politicamente desiderabili attraverso la compressione di diritti, prerogative e garanzie, tenendo in ombra coloro che di tale compressione portavano le responsabilit giuridiche politiche. Contribuisce, poi, nella stessa misura in cui ne Ł conseguenza, alla tendenziale identificazione dello Stato con il governo, che pur costituisce un altra delle dimensioni strutturali storicamente capaci di indurre caratteristiche deformanti nel sistema penale italiano. Tutto ci , malgrado le attenzioni della dottrina costituzionalistica liberale della seconda met (dell Ottocento, n.d.r.) e nonostante l impegno vigile che la cultura giuridica penale era capace di profondere sulle questioni che le sembravano alte, di grande significato e cariche di conseguenze. Quando si tratta della legalit <<in basso >> e del penale di secondo livello, la dottrina perde sovente acutezza e lungimiranza, si distrae, sottovaluta e delega, salvo poi tornare a battersi ogni volta che il livello non garantito, per l effetto di qualche politica, finisca per inquinare in qualche modo l area presidiata dai codici e dall ordinaria giurisdizione . Lo stesso autore annota, p. 488, che la cultura giuridica italiana venne colta impreparata dalla vicenda legislativa innescata dall emergenza meridionale. Non solo perchØ in quella fase i penalisti, provenienti da esperienze disparate, in gran parte giovani in via di costruirsi un autorevolezza che ancora non possedevano, dispersi in sedi universitarie alle quali accedevano per la prima volta, non erano oggettivamente in grado di far sentire la loro voce; ma anche perchØ i piø autorevoli tra i giuristi che avevano fatto del penale terreno di battaglia civile nelle loro esperienze preunitarie ( Pasquale Stanislao Mancini, Enrico Pessina, Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli) si trovarono coinvolti in responsabilit parlamentari e di governo che li condizionarono fortemente: essi temevano seriamente per la sopravvivenza stessa del Regno appena nato, che era effettivamente e gravemente minacciata. Pensavano, di conseguenza, che una tale emergenza potesse giustificare ci che si stava facendo e che non ci fossero altre vie da seguire. Altri, come Francesco Carrara, erano portatori di un dissenso che non intendevano apertamente manifestare,
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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Iovino
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: LMG01 Laurea magistrale in giurisprudenza
  Relatore: Sergio Moccia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 325

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corte e.d.u
excursus storico
misure di prevenzione
misure di prevenzione sport
misure patrimoniali
misure personali
pacchetto sicurezza 2008
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