Il controllo attivo delle perdite nelle reti idriche: il caso della rete di Ponte Piccolo (CZ)

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

Le Reti Idriche 7 verificate nelle condotte a pelo libero caratterizzate da piccola pendenza, sezione circolare chiusa e altezza di riempimento pari a quella corrispondente alla portata massima. Questa condizione, di contro, non è sufficiente a preferire le condotte a pelo libero, in quanto, quest’ultime, presentano delle difficoltà nell’attraversamento di terreni non pianeggianti e sono caratterizzate dall’impossibilità di eseguire variazioni della portata da trasportare. Tra i vari schemi delle condotte adduttrici, si distinguono:  le condotte semplici, caratterizzate dal fatto che forniscono un solo centro e non distribuiscono acqua lungo il percorso;  le condotte con variazione di portata lungo il percorso, che si distinguono perché pur avendo come principale obiettivo il rifornimento idrico di un solo centro, assolvono lungo il percorso, a compiti distributrici. Un tempo tale tipo di adduzione era abituale, ma oggi è in disuso in quanto l’erogazione lungo il percorso penalizza fortemente la portata che perviene alle estremità, cioè al centro da servire;  le condotte consortili o con diramazioni (senza distribuzione lungo il percorso), sono quelle che hanno il compito di rifornire più centri;  le condotte consortili con variazione di portata anche nei singolo tratti, ormai cadute in disuso, almeno per quanto riguarda la pratica progettuale e realizzativa, ma mantenute in attività dove esistevano già precedentemente;  le reti di adduzione, caratterizzate da un complesso di condotte, tra loro interconnesse che adducono acqua ad uno o più centri. Tale soluzione, precedentemente, era atipica e da evitarsi a causa della difficoltà di gestione e di manutenzione. Oggi invece, per vari motivi è diventato un sistema molto interessante proprio perché permette di “gestire” l’adduzione soprattutto quando l’acquedotto trae alimentazione da falde; infatti in questo modo è possibile favorire la ricarica di una falda e sfruttarne altre; disinserire un’alimentazione, nel caso in cui essa dovesse risultare inquinata, o ancora approvvigionare in modo diverso i centri nel caso in cui un’adduttrice sia fuori servizio per lavori di manutenzione. Nelle condotte adduttrici degli acquedotti, c’è sempre l’esigenza, per vari motivi, di dover ridurre la pressione in alcuni punti durante l’esercizio. La scabrezza delle tubazioni, infatti aumenta nel tempo, per cui durante il funzionamento dell’acquedotto si hanno perdite di carico inferiori a quelle previste in progetto a tubi usati, che vengono raggiunte solo dopo un lungo periodo di servizio e quindi, occorre dissipare una parte del carico disponibile mediante valvole riduttrici di pressione, che danno luogo a perdite di carico localizzate.

Anteprima della Tesi di Luisa Zampaglione

Anteprima della tesi: Il controllo attivo delle perdite nelle reti idriche: il caso della rete di Ponte Piccolo (CZ), Pagina 4

Laurea liv.I

Facoltà: Ingegneria

Autore: Luisa Zampaglione Contatta »

Composta da 78 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1758 click dal 21/04/2010.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.