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Immigrazione e democrazia: l'esperienza italiana in una cornice internazionale

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12 arrivare gli albanesi, per la caduta del regime di Hoxha nel 1991, i polacchi per la caduta del regime comunista nel 1989, i rumeni, gli ucraini e i moldavi. A differenza delle immigrazioni precedenti, in cui gli stranieri erano quasi invisibili, con le nuove migrazioni si riversò sulle strade un’enorme quantità di persone, che a quel punto, non passavano più inosservate. Gli immigrati dormivano ovunque, nei parchi, nei cimiteri, nelle case abbandonate e si inventavo i lavori più strani, da i lavavetri a i venditori di ombrelli. Di fronte alle prime manifestazioni di immigrazione, in Italia non emerse un dibattito per adottare misure adeguate o per stabilire una politica dell’immigrazione, si procedeva con l’adozione di circolari a livello nazionale e di misure di emergenza a livello locale; solo a partire dal biennio 1977-78 cominciò a cambiare qualcosa. La disoccupazione aumentava, la stampa continuava a parlare di assunzioni di stranieri al Nord Italia e nascevano i primi episodi di razzismo. Nella società c’erano, da un lato, gli economisti che si schieravano contro l’immigrazione e rifiutavano di accettare i cambiamenti in atto, dall’altro i sindacati e la Chiesa cattolica che si battevano per garantire la parità di diritti agli immigrati. Quest’ultima, in particolare, divenne ben presto il punto di riferimento per gli immigrati, lavorando a livello politico tramite la Fondazione Migrantes, che vigilava contro l’intolleranza e la xenofobia, e a livello di interventi sul territorio tramite la Caritas, che si occupava di aiutare gli immigrati praticamente, con mense, centri di ascolto, dormitori. In realtà, però, i primi a capire l’importanza del fenomeno migratorio furono proprio i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, i quali maturarono una posizione comune a favore degli immigrati. Perciò, contrariamente a quanto succedeva in Europa, dove i sindacati si erano schierati per la protezione dei lavoratori nazionali e per la chiusura delle frontiere, in Italia accadeva l’esatto contrario. Questa decisione dipese da due fattori: innanzitutto fu una scelta dettata da ragioni di convenienza, poiché un eccessivo indebolimento dei lavoratori stranieri, attraverso la riduzione delle paghe e l’assenza di tutela previdenziale e assistenziale, avrebbe alla lunga indebolito la categoria stessa dei lavoratori, limitandone i diritti e il potere contrattuale; e poi per ragioni di solidarietà. Per tanto tempo, infatti, gli italiani erano stati un popolo di emigranti e solo fino a qualche decennio prima, avevano rivendicato all’estero quei diritti che adesso gli
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Immigrazione e democrazia: l'esperienza italiana in una cornice internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Maria D'apice
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Salvatore Cingari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

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