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Lo psicodramma classico: esercizio di creatività e di incontro con l'altro per la crescita personale

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9 diventata una sala per le donne alienate, un’orchestra, una platea, e, di fronte alla scena, un palco riservato al direttore e ai suoi amici. Di fronte al teatro e da ogni lato di questo palco che emergeva sulla platea, si elevavano gradini destinati a ricevere a destra da quindici a venti donne, e a sinistra altrattanti uomini più o meno privi della ragione, quasi tutti dementi e abitualmente tranquilli. Il resto della sala, o platea, era riempito da gente estranea e da un piccolo numero di convalescenti. Il fin troppo famoso de Sade era l’ordinatore di queste feste, di queste rappresentazioni, di queste danze, e non si arrossiva di chiamare a questo fine delle ballerine e delle attrici dei piccoli teatri di Parigi 26 . Infatti, oltre ad essere l’ideatore di quest’iniziativa, de Sade, dietro consenso di de Coulmier, si occupava anche della preparazione degli spettacoli, individuando i testi da rappresentare, distribuendo le parti, dirigendo le prove e occupandosi della formazione teatrale dei pazienti, i quali, accanto ad attori professionisti, venivano impegnati in parti secondarie 27 . Esquirol osserva inoltre che, in realtà, questi malati oltre ad essere attori erano spesso anche spettatori osservati da parte delle persone che accorrevano ad assistere a tali spettacoli, curiosi di osservare il contegno adottato dai malati che assistevano agli spettacoli senza prendervi parte attivamente: Gli alienati che assistevano a queste rappresentazioni teatrali erano l’oggetto dell’attenzione e della curiosità di un pubblico leggero, sconsiderato e talora malvagio. Il comportamento bizzarro di quegli infelici, il loro contegno provocavano le risa beffarde e la pietà insultante degli astanti 28 . Gli spettacoli organizzati dal marchese De Sade si tennero fino al 1813, anno in cui le autorità governative ne decretarono la proibizione 29 . Dal canto suo, Esquirol, parlava di questo trattamento che de Coulmier riservava ai suoi pazienti con toni di biasimo. Egli, che qualche volta accompagnava i suoi pazienti agli spettacoli parigini, riteneva infatti che: Affinché le rappresentazioni teatrali possano essere di una qualche utilità agli alienati, ci vorrebbe un teatro, delle opere teatrali, una musica e degli spettatori creati appositamente per ogni malato, in quanto l’applicazione dell’influenza morale al trattamento degli alienati dovrebbe prevedere tante varianti quanti sono i diversi modi di sentire 30 . In altre parole, come già nel Seicento aveva fatto Baglivi, egli intuiva la necessità di un trattamento adeguato alle specifiche esigenze del singolo paziente, che poteva anche consistere nel solo assistere a delle rappresentazioni teatrali in grado di procurargli quello choc emotivo che, quando si tratta di dover liberare una persona dai suoi deliri, è molto più efficace del tentativo di farla ragionare, poiché dotata di maggior potere di convinzione 31 . Ora, è da sottolineare che molti, avendo scarse conoscenze in materia, sono convinti che teatroterapia e psicodramma siano sinonimi, ma in realtà tra la teatroterapia, con cui de Coulmier impegnava i suoi pazienti, e lo psicodramma c’è una grossa differenza. Come già è stato detto, la prima consiste nel far realizzare ai malati delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, basandosi su dei testi preventivamente preparati e dopo un periodo di preparazione, mentre con lo psicodramma ci s’impegna nella rappresentazione dei propri contenuti mentali, ma senza prima farne un testo scritto e 26 ESQUIROL E. (1838), Des maladies mentales considérés sous les rapports médical, hygiénique et médico-légal, Paris, Baillère, cit.in 216. 27 Cfr. ANZIEU D. (1978), cit., pp. 215-216. 28 ESQUIROL E. (1838), cit. in FOUCAULT M. (1961), Histoire de la folie à l’âge classique, Gallimard, Paris, tr. it Storia della follia, Rizzoli Editore, Milano, 1980, p. 149. 29 Cfr. ANZIEU D. (1978), cit., pp. 215-216. 30 ESQUIROL E. (1838), cit. in DE GROOTE M.R. (1967), p. 227. 31 Come il suo maestro Pinel, Esquirol era convinto che le passioni fossero causa di disordini intellettuali e morali e conseguentemente a questa sua convinzione attribuiva grande importanza al trattamento morale, ed in particolare come abbiamo visto riteneva particolarmente efficace quello fondato sullo choc emotivo. Cfr. DE GROOTE M.R. (1967) cit., p. 227-229.
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Lo psicodramma classico: esercizio di creatività e di incontro con l'altro per la crescita personale

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Cristina Cois
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Vincenzo Bongiorno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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