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La questione delle unioni matrimoniali tra donne musulmane e uomini non musulmani in Italia

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soltanto cittadini stranieri immigrati, ma anche ex cittadini stranieri divenuti cittadini italiani a tutti gli effetti e cittadini di origine italiana convertiti. Per questo motivo la comunità islamica si configura nella realtà italiana attuale come un importante interlocutore, al pari (giuridicamente, non numericamente) della Chiesa cattolica e delle altre comunità religiose con cui lo Stato italiano è chiamato a discutere. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che gli immigrati musulmani che decidono di stabilirsi in Italia provengono da Stati diversi tra loro, nei quali, pur vigendo spesso una legislazione che si ispira alla Shar'ia, la cosiddetta "legge religiosa islamica" (anche se, come si vedrà, tale definizione non risulta totalmente pertinente), le norme giuridiche, comprese quelle matrimoniali, presentano differenze a seconda dello Stato che le stabilisce. Per cui se la presenza islamica in Italia è accomunata da una stessa appartenenza religiosa, essa comprende cittadini di Stati diversi, non soltanto lontani geograficamente tra loro, ma soprattutto caratterizzati da culture tra loro disomogenee e da leggi differenti. In questa situazione lo Stato italiano si trova attualmente a dover agire su due livelli: da una parte deve sviluppare un dialogo con la generica comunità islamica presente all'interno del Paese, composta da cittadini stranieri, ma anche da molti cittadini italiani (e che in realtà si suddivide in varie comunità islamiche), analogamente a come agisce nei confronti delle altre comunità religiose; allo stesso tempo d'altra parte, per quanto riguarda i singoli cittadini stranieri che risiedono in Italia, lo Stato è tenuto ad occuparsi dei contatti diplomatici con i vari Paesi da cui provengono gli immigrati. In questo scenario ha origine la questione delle unioni matrimoniali tra donne musulmane e uomini non musulmani. Secondo la legge dei numerosi Stati di provenienza, le donne musulmane residenti in Italia non possono sposare un uomo che professi una diversa fede religiosa. Questo tipo di impedimento tuttavia non è condiviso dalle leggi dello Stato italiano, secondo le quali una cittadina straniera residente in Italia può sposarsi mediante rito civile con un uomo (italiano e non) di qualsiasi fede religiosa. Il problema tuttavia esplode poiché lo Stato italiano richiede a qualsiasi cittadino o cittadina stranieri che intenda sposarsi con un cittadino o cittadina italiani una dichiarazione di nulla osta da parte del Paese di provenienza del nubendo straniero. Infatti l'articolo 116 del Codice Civile italiano stabilisce che: "Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all'ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell'autorità competente del proprio Paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio." Così, la cittadina di un Paese a maggioranza islamica che appartenga alla religione islamica rischia di non ottenere dal proprio Paese il nulla osta al matrimonio con un cittadino italiano non musulmano, in quanto tale tipo di matrimonio non è permesso dalla legge del proprio Paese. 7
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La questione delle unioni matrimoniali tra donne musulmane e uomini non musulmani in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Andriolo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e letteratura afroasiatiche
  Relatore: Giorgio Vercellin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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