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L'abbandono universitario: una indagine su un campione di studenti di Scienze Politiche

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6 1.4 - La lettura dei dati Mutano contemporaneamente le modalità di rilevazione. Non si tratta più di rapportare il numero degli iscritti al numero dei laureati, ma si inizia a cercare di capire e di quantificare quale è il livello di soddisfazione degli utenti-clienti, nuovo modo di intendere gli studenti. Fino a quel momento, e a dire il vero anche nel seguente futuro, non è e non sarà possibile conoscere quali reali mutamenti siano avvenuti, dopo la frequentazione di un corso universitario, nell’ambito delle competenze acquisite. Di certo c’è soltanto che nel 1997 il tasso di abbandono proprio delle università italiane ha il primato del 61%, mentre in Giappone e in Gran Bretagna è rispettivamente dell’11 e del 19%. E’ altresì vero, che con l’adozione della riforma “tre + due” quei tassi caleranno repentinamente, ma è pur vero che rilevante sarà il contributo dato da quegli studenti del vecchio ordinamento che sceglieranno di acquisire una laurea breve, accelerando così i tempi della loro uscita dalle università. Va anche rilevato come i dati sopra citati, ed in generale quelli prodotti in quel periodo possono essere considerati attendibili ma non validi. Intendere come studente iscritto colui che versa la prima rata di tasse, spesso concorre ad amplificare un dato, che più correttamente va invece riportato in riferimento a quei soggetti in regola con i pagamenti, non già a ottobre, ma a luglio dell’anno accademico. Osservando i dati, a partire dagli anni ’50 e giungendo fino al 2001 si coglie almeno un paradosso. A seguito della liberalizzazione degli accessi degli anni, coincide una esplosione del tasso di abbandono. Curiosamente, verrebbe da dire, nonostante le aperture legislative verso una invocata istruzione superiore di massa, il tasso di rinuncia invece di diminuire aumenta. Verrebbe da dire che non basta il desiderio per raggiungere l’emancipazione sociale. Le cause di questa sorta di impotenza verso la pariteticità sono diverse. In estrema sintesi, oltre le motivazioni individuali, che danno allo studente la consapevolezza di un investimento verso se stesso, restano per dirla con Bourdieu, tutte intere le problematiche legate all’habitus. 1.5 - Habitus e drop - out In ogni caso l’abbandono continua a presentarsi come una costante in crescita, che accompagna il fenomeno della liberalizzazione degli ingressi. Dall’elitè alla massa si conferma quella ipotesi di influenza dell’habitus, individuata da Bourdieu. E’ possibile addirittura individuare una stretta relazione tra l’incremento del drop-out e il lievitare degli ingressi. Ancora a conferma dell’ipotesi formulata dal sociologo francese, il maggior numero dei protagonisti del drop-out appartiene ai ceti deboli, o economicamente meno abbienti che dovevano essere i maggiori beneficiari della riforma. Il fenomeno, almeno fino a pochi anni dopo l’attuazione della riforma degli accessi del 1969, vive nell’indifferenza generale, ed in questo modo sembra diventare parte strutturale della prassi universitaria.
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L'abbandono universitario: una indagine su un campione di studenti di Scienze Politiche

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Informazioni tesi

  Autore: Mario De Pasquale
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Roberto Cartocci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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