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L'Amiata tra '600 e '800 - Una vicenda geostorica

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11 contrasto di interessi: da una parte non si vorrebbero togliere generali servitù in favore di tutti e specialmente dei più poveri; dall‟altra si riconosce che non può una persona, anche nella sua figura di „comunista‟, proprietario o no di bestiame, danneggiare il lavoro vivo di un‟altra persona” 13 . Nel 1764 si giungerà a una soluzione: nelle concessioni a linea rimanevano la servitù di ruspo e di pascolo, ma i possessori allineati potevano cingere con siepi le vigne, gli oliveti, e i campi sementati a grano o altro. Insomma, ormai veniva riconosciuta ai lavoratori la proprietà del frutto del loro lavoro, anche se compiuto su una terra di proprietà altrui, ma di cui essi avevano il possesso. Ancora non si aveva il dominio completo di una terra; per averlo dovrà “sparire la distinzione tra la separazione del pascolo dal suolo e della pianta dal suolo” 14 (in modo da impedire l‟intrusione di persone e animali nel proprio terreno coltivato), tuttavia la proprietà era ormai in gran parte privata, sotto forma di possesso livellare, o sotto forma di proprietà vera e propria. Negli anni ‟70 del settecento sarà soprattutto il granduca Pietro Leopoldo a rafforzare le piccole aziende familiari, alienando i beni comunali, e quelli degli enti religiosi (per esempio l‟abbazia di San Salvatore sarà soppressa nel 1782). Con il regolamento dell‟11 aprile 1778 si ordinerà alle comunità di vendere e distribuire anche le bandite, che erano sempre state un patrimonio di uso comune, e una delle più importanti fonti per le finanze comunali: anche questa legge leopoldina andava incontro alla „fame‟ di terra! Insomma, alla fine del „700 i paesi amiatini erano organizzati per lo più a piccola o media proprietà; la popolazione integrava poi le proprie rendite con piccole industrie di artigianato, con lavori stagionali in Maremma ecc.. E la popolazione montana riusciva a controllare le sue risorse - come del resto aveva sempre fatto, non soltanto nell‟età moderna, ma anche in quella medievale - per via della scarsa penetrazione in quest‟area dei capitali cittadini, “organizzati in investimenti fondiari e agrari, che riguardavano la costituzione di poche fattorie gestite a mezzadria” 15 (gli unici poderi a mezzadria si trovavano lungo le strade di Santa Fiora, Abbadia San Salvatore e Arcidosso). “La struttura produttiva amiatina, fatta di economie familiari precarie alla continua ricerca di sbocchi occupazionali e risorse per la sopravvivenza, usava, con le piccole aziende polimeriche, tutte le risorse ambientali stratificate dalle fasce inferiori fino ai crinali: i terreni ridotti a coltivazione per le modeste produzioni di cereali, legumi ed alberi da frutta (e dal primo Ottocento della patata), oltre che, ove possibile, della vite e dell‟olivo, le piantagioni dei castagni da frutto, le foreste di specie decidue come cerri e faggi e localmente quelle di abeti (sempre e ovunque, almeno fino alla metà del XIX secolo, sfruttati più per il pascolo che per ricavarne legname da costruzione e da ardere o carbone), e finalmente i prati-pascolo spesso ricavati artificialmente con il disboscamento, con svariati appezzamenti di proprietà o possesso enfiteutico o almeno con diritti d‟uso che gravavano i terreni di terzi” 16 . Sicuramente l‟allevamento ovino, e la coltivazione del castagno che controbilanciava la scarsità dei cereali, furono i fondamenti economici della regione, e continuarono a svilupparsi sino all‟inizio del XX secolo; senza dimenticare che la grande ricchezza delle acque correnti e dei boschi da legna e carbone, aveva favorito l‟attività siderurgica fin dal basso medioevo: attività praticata in piccole ferriere a forza idraulica ad Arcidosso, ad Abbadia San Salvatore, al Vivo, a Seggiano, ecc.. Inoltre, “all‟Amiata dei piccoli proprietari coltivatori spetta la 13 Ivi, pag. 281. 14 Ivi, pag. 284. 15 L. ROMBAI, La Geografia del Parco Minerario dell’Amiata e delle sue Comunità, op. cit. pag. 114. 16 Ivi, pag. 109.
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L'Amiata tra '600 e '800 - Una vicenda geostorica

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Martinelli
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Materie Letterarie
Anno: 2007
Docente/Relatore: Rombai Leonardo
Istituito da: Università degli Studi di Firenze
Dipartimento: Facoltà di Scienze della Formazione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 778

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