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L'Amiata tra '600 e '800 - Una vicenda geostorica

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12 tradizionale specificità della coltura intensiva ed esclusiva - oggi si dice specializzata - della vite e dell‟olivo, specialmente nei territori di Seggiano e Castel del Piano” 17 . Possiamo dunque affermare che, grazie alla piccola proprietà, grazie alla versatilità professionale e alla mobilità degli abitanti, fino alla seconda metà del XVIII secolo, la montagna, pur non essendo ricca, non aveva però bisogno di particolare assistenza pubblica: aveva si “un ruolo subordinato, ma relativamente autonomo di rifornimento di materie prime e fonti energetiche” 18 . Proprio per questo carattere relativamente autonomo, l‟area amiatina si distingueva dalle regioni del latifondo e della mezzadria a lei prossime, dove precarietà e miseria facevano aumentare a dismisura il ceto dei sottoproletari: una massa sempre crescente di braccianti, detti pigionali o giornalieri, spesso caduti dal ruolo di mezzadri, vagava per la campagna toscana in cerca di un ricovero, senza avere né il denaro per pagare la pigione di una casupola, né di che campare; tutto ciò determinò sempre più il sovrappopolamento delle zone fertili e produttive, e l‟abbandono delle zone più desolate, mentre questi poveri vaganti a sciami nella campagna e cacciati dappertutto, languivano nella miseria. La riorganizzazione amministrativa delle comunità, l‟abolizione dei vecchi residui feudali, e in primo luogo l‟alienazione dei beni boschivi e pascolativi degli enti religiosi e comunali - provvedimenti attuati nella seconda metà del XVIII secolo - poco a poco introdussero innovazioni nel tessuto sociale, economico, e territoriale dell‟Amiata, pur avendo qualche effetto negativo come la rottura “degli equilibri territoriali sui quali si reggeva la quota meno fortunata della società montanina” 19 . Infatti con la privatizzazione dei demani collettivi e l‟abolizione degli usi civici sui beni privati, si assiste a un processo di proletarizzazione dei ceti meno abbienti (che fino a questo momento erano sempre sopravvissuti fruendo dei terreni comuni), e invece a un aumento di potere di alcuni esponenti del notabilato e della borghesia montanina; furono favoriti anche i possidenti locali. Per quanto concerne i beni comunali, bisogna comunque ricordare che, nonostante le comunità fin dal XVI secolo avessero sempre concesso alle famiglie di agricoltori un numero cospicuo di terre a livello, anche le appropriazioni indebite ad opera dei „potenti‟ furono numerose a partire dalla seconda metà del XVII secolo. Queste usurpazioni furono apertamente denunciate dalle comunità a cominciare dal XVIII secolo. Insomma le alienazioni di castagneti, e di terreni a bosco e a pascolo, perpetrate dal governo pietroleopoldino, indubbiamente avvantaggiarono molti piccoli e medi proprietari amiatini; d‟altro canto, però, con la riduzione degli usi civici si ridussero anche i mezzi di sussistenza di molti altri piccoli proprietari. La società amiatina continuò a essere incardinata sull‟agricoltura e sulla piccola proprietà (spesso non autonoma) - con il castagno che rappresentava la base primaria dell‟alimentazione - durante tutta la prima parte dell‟ottocento, ma potremmo dire anche nella seconda parte del secolo. Dai dati ricavati dal censimento del 1841, risulta infatti che oltre il 74% dei capifamiglia erano dediti all‟agricoltura, pur essendo sempre costretti a periodiche migrazioni in Maremma. Tratto quest‟ultimo destinato a protrarsi nel tempo: la popolazione amiatina scendeva in Maremma durante la breve fase della mietitura, nel mese di giugno, ma soprattutto in autunno per dicioccare e seminare i 17 Ivi, pag. 108. 18 C. GREPPI (a cura di), Quadri Ambientali della Toscana, vol. II, Paesaggi delle Colline, Marsilio Editori, Venezia, 1991, pag. 9. 19 L. ROMBAI, La Geografia del Parco Minerario dell’Amiata e delle sue Comunità, op. cit. pag. 114.
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L'Amiata tra '600 e '800 - Una vicenda geostorica

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Martinelli
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Materie Letterarie
Anno: 2007
Docente/Relatore: Rombai Leonardo
Istituito da: Università degli Studi di Firenze
Dipartimento: Facoltà di Scienze della Formazione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 778

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