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Cronobiologia ed evoluzione umana: uno studio ecologico dei ritmi circadiani, circatrigintani e circannuali e delle loro influenze sul comportamento umano.

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longitudinali, dato che si estendono su un ampio arco di tempo. E' abbastanza evidente che tali ritmi hanno la caratteristica di essere ubiquitari, dato che coincidono con i tempi scanditi dalla meccanica celeste, e che nel corso dell'evoluzione sono diventati segnatempo della vita in generale a tutti i livelli evolutivi. Per dirlo con le parole di De Maio (1984): “Attività bioperiodiche possono essere messe in evidenza a tutti i livelli di organizzazione biologica, sia in senso di gerarchia biologica, cioè intendendo tutti i tipi di esseri viventi dagli unicellulari fino all'uomo, sia a livello di organismi superiori, a partire dai costituenti delle cellule ai tessuti, organi, sistemi di organi, unità funzionali e metaboliche, alla totalità dell'individuo”. 2. Cenni storici Tracce della cronobiologia compaiono già nei trattati di medicina e psichiatria dell'antichità. Il primo germe di questa disciplina si trova infatti nel trattato di Ippocrate (460-380 a.C.) anche se ovviamente le sue osservazioni erano prive della precisione statistica di cui godono quelle moderne. Egli scrisse infatti: “sapendo il cambiamento delle stagioni e le levate ed i tramonti delle stelle […] così riflettendovi e preventivamente conoscendo le opportunità, al meglio si saprebbe riguardo ad ogni singola evenienza e nella grandissima parte dei casi , si arriverebbe ad ottenere la sanità e si riporterebbero correttamente non minimi successi nell'arte”. Inoltre Ippocrate pur non parlando di periodicità, nella sua classificazione elenca le malattie periodiche più importanti come la melancolia, la mania, l'epilessia, la frenesia e l'isteria, osservando che due di queste, cioè la melancolia e la mania, compaiono soprattutto in primavera ed in autunno. Il concetto di periodicità nasce con l'epilessia per il suo preciso riferimento ai cicli lunari. Areteo di Cappadocia (90-30 a.C.) parla di “morbo sacro”, riferendosi al fatto che l'epilessia sarebbe la conseguenza di circostanze in cui le persone epilettiche avrebbero peccato contro la luna, nonostante Ippocrate avesse invece contrastato energicamente la credenza diffusa tra i greci secondo cui la malattia sarebbe stata scatenata dall'ira della dea lunare Ecate “l'epilettico non è un indemoniato... egli non ha commesso azioni empie o delitti... il corpo degli uomini non può essere contaminato dagli dei”. Areteo di Cappadocia si sofferma anche sulla descrizione degli elementi caratteristici della psicosi periodica, imputandone l'insorgenza a cause sconosciute. Poco più tardi Galeno (131-201d.C.), dopo essersi affidato alle conoscenze reperite nel trattato di Ippocrate ed avere anch'esso escluso la possibilità che l'origine fosse attribuibile a cause soprannaturali governate da divinità o demoni, riuscì comunque a far conciliare le due posizioni. Egli riteneva infatti che la malattia avesse una qualche relazione con l'intero ciclo lunare, ma soprattutto con la fase di luna piena. Il termine “lunatico” sembra comparire proprio in questo periodo e venne inizialmente attribuito a dementi ed epilettici. 6
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Informazioni tesi

  Autore: Mauro De Biaggi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marcella Folin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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Parole chiave

geomagnetismo
ghiandola pineale
tradizione popolare
fotoperiodo
sincronizzatori
ritmi circadiani
temperamento
jet-lag
melatonina
astrologia
psicofisiologia
luna
epilessia
stagionalità

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