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La tutela della lavoratrice madre nell'ordinamento nazionale

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3 costituiscano requisiti essenziali al loro svolgimento. Con discriminazione diretta ci si riferisce ad ogni situazione nella quale una persona è trattata meno favorevolmente, in base al sesso, rispetto ad un‟altra in una situazione analoga. 3 Tali definizioni consentono, tramite una loro interpretazione positiva, l‟individuazione dei comportamenti illeciti, e fissano, quindi, l‟ambito di indagine in maniera circostanziata. Per quanto riguarda la condizione della donna che si trova in stato di gravidanza o di maternità, la presente direttiva, nell‟art. 2, introduce il diritto di riprendere il proprio posto di lavoro al termine del periodo di congedo, e a beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro che le sarebbero spettati durante la sua assenza. Ciò vuol dire che un trattamento meno favorevole per ragioni legate alla gravidanza o al congedo di maternità, costituisce, ai sensi della direttiva 92/85/CEE, una discriminazione. 4 Al fine di assicurare un livello più efficace di protezione, anche alle associazioni, organizzazioni e altre persone giuridiche, dovrebbe essere conferito il potere di avviare una procedura, secondo le modalità stabilite dagli Stati membri, per conto o a sostegno delle vittime. La direttiva in esame impone poi agli Stati membri l‟onere di introdurre nei propri ordinamenti tutte le misure necessarie a tutelare le lavoratrici che si trovino lese da uno stato di discriminazione, anche per i rapporti di lavoro già conclusi, e devono garantire l‟accesso di tali soggetti alle azioni positive stabilite dalla normativa nazionale, come da raccomandazione del Consiglio delle Comunità Europee del 13 dicembre 1984, sulla promozione di azioni positive a favore delle donne. Il principio della parità di retribuzione tra gli uomini e le donne è fermamente stabilito dall'art. 141 del trattato e dalla direttiva 75/117/CEE del Consiglio, per avvicinare la normativa degli Stati membri all'applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile. Questo principio costituisce una parte essenziale e imprescindibile dell'acquis comunitario in materia di discriminazioni basate sul sesso. La direttiva del 2002 chiude, così, la stagione delle cd. direttive di “seconda generazione” (così denominate per mettere in risalto la continuità solo parziale con 3 In GUCE del 5.10.2002, C L 269/17. 4 In GUCE del 5.10.2002, C L 219/18.
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La tutela della lavoratrice madre nell'ordinamento nazionale

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Informazioni tesi

Autore: Selenia Buonarroti
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2008-09
Università: Università degli Studi di Catania
Facoltà: Economia
Corso: Economia aziendale
Relatore: CarmeloRomeo
Lingua: Italiano
Num. pagine: 73

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Parole chiave

azioni positive
allattamento
uguaglianza sostanziale
divieto di licenziamento
congedi parentali
disciplina delle mansioni
pari opportunità
paternità
astensione obbligatoria
lavoratrice madre
diritto del lavoro
anticipo e posticipo dell'astensione
uguaglianza formale
maternità
malattia determinata da gravidanza
periodo di comporto
congedi familiari
divieto di disciminazione
lavoratrice donna
normativa comunitaria
nullità del licenziamento
astensione facoltativa
puerperio;
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