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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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15 La «Zona di operazioni Litorale Adriatico». Con il crollo del regime fascista e la disgregazione dell’esercito italiano in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, i rapporti di forza, di dominio e di repressione tra le popolazioni slave e italiane andarono progressivamente mutando in favore delle prime. Nel giro di pochi giorni migliaia di profughi e di soldati italiani dalla Dalmazia cominciarono la ritirata verso la linea del vecchio confine di Stato. Le truppe disarmate dai loro ex alleati germanici e da questi deportati nei campi di concentramento in Germania, si trovarono ad affrontare gli assalti dei partigiani comunisti, dei cetnič i, degli ustaša croati tutti interessati al recupero delle armi italiane e a imporre il proprio controllo sul territorio 54 . Mentre il Poglavnik croato dichiarava la virtuale annessione allo Stato indipendente croato degli ex territori italiani di Fiume, dell’Istria e della Dalmazia (9 settembre) e lo stesso governo monarchico in esilio si preoccupava di avanzare agli anglo-americani le proprie rivendicazioni a scapito dell’Italia, la popolazione slava dell’entroterra dell’Istria manifestava la propria rabbia anti-italiana in episodi di violenza di massa, storicamente ricordati con il nome di «foibe istriane» 55 . Intanto le truppe tedesche si affrettavano ad occupare militarmente i maggiori centri urbani della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria, dove cessava di fatto la sovranità italiana per la creazione della «Zona di operazioni Litorale Adriatico» (Adriatisches Küstenland). L’ennesimo capitolo di violenze a sfondo etnico e politico era aperto: mentre condannava a morte e ai forni crematori 5 mila tra oppositori politici, partigiani ed ebrei nella Risiera di San Sabba (per «merito» dell’Alto comandante delle SS e della polizia O. Globoč nik), l’amministrazione nazista del governatore F. Rainer adottava una politica di divide et impera, degna della tradizione amministrativa asburgica, tra la popolazione italiana e slava, esaltando allo stesso tempo l’efficienza burocratica ed amministrativa tedesca rispetto al fallimentare governo italiano 56 . La malcelata annessione dei territori al confine orientale d’Italia al Reich, come d’altronde previsto dai piani dei piø alti gerarchi nazisti, secondo i quali questa regione doveva costituire il confine meridionale tedesco, alimentò dissidi e un deciso clima di rancore tra gli stessi fascisti della Repubblica Sociale, oramai divenuti un semplice strumento repressivo al servizio dei nazisti 57 . Numerose stragi di civili furono commesse dai nazifascisti nella regione (ad esempio sulla popolazione italiana di etnia č ič ik del villaggio istriano di Vodice) 58 . Nel corso del 1944 le autorità naziste pianificarono la creazione di uno «Stato cuscinetto del Friuli» (Pfufferstaates Friaul) nella provincia di Udine, che facendo leva sulle tradizioni culturali e 54 G. LA PERNA, Pola, Istria, Fiume cit., pp. 28-64. 55 Ibidem, pp. 72-3, 80, 86. 56 Ibidem, pp. 65-8, 86-93; G. FOGAR, Le foibe cit., p. 26; S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., p. 116. 57 G. LA PERNA, Pola, Istria, Fiume cit., pp. 68-79, 92-3. 58 M. OTTANELLI, La verità sulle foibe cit.
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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Diroma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Renato Risaliti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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