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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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18 delle organizzazioni patriottiche e nazionaliste 68 . Ad essi si contrapponevano i «buoni ed onesti italiani», cioè i comunisti e la classe operaia giuliana, favorevoli alla politica di potenza del nuovo Stato jugoslavo e desiderosi di vivere, secondo la loro logica internazionalista, nella comune patria socialista 69 . In una tremenda guerra civile i partigiani italiani collaborarono attivamente alle operazioni di «epurazione preventiva» e di deterrenza condotte dall’esercito popolare e dalla polizia politica (OZNA), che colpirono tutte le zone di occupazione jugoslave (Istria, Fiume, Zara), e in particolare il territorio delle città di Trieste e di Gorizia 70 . Migliaia di civili, militari, oppositori politici perirono nelle carceri (Lubiana, Škofja Loka), lungo le marce di trasferimento (che si trasformarono in marce della morte poichØ i detenuti morivano per la fame, gli stenti e le sevizie), nei campi di concentramento (Borovnica) e di lavoro coatto jugoslavi 71 . Il numero degli uccisi e infoibati nei luoghi degli arresti, secondo le stime piø attendibili e meno politicizzate, si collocò tra le 4500 e le 6 mila unità 72 . Ancora una volta come era successo nel 1943 si ripeterono le vendette personali, gli atti di criminalità comune, gli abusi personali e la piaga delle delazioni 73 . Tra i professionisti delle violenze e delle brutalità del ’43-’45 si distinse il croato I. Matika mentre le squadre della morte ricevettero premi e periodi di vacanza 74 . Intanto nelle carceri e nei campi di internamento in Vojvodina restavano decine di migliaia di soldati italiani (utilizzati nella ricostruzione della ferrovia macedone e nel lavoro in miniera), il cui rimpatrio, protrattosi fino al 1947, risentì dell’esito delle trattative fra lo Stato italiano e quello jugoslavo, il che ovviamente ne aumentò l’esasperazione e il senso di abbandono 75 . L’esodo. Venuto a mancare l’appoggio politico sovietico, le truppe jugoslave furono costrette a ritirarsi da Trieste e Gorizia alla metà di giugno 1945. Iniziava allora per le popolazioni italiane di Fiume, dell’Istria, della Venezia Giulia un lungo esodo che durò almeno fino al 1956, con flussi 68 Il 5 maggio 1945 una dimostrazione proitaliana finì per essere repressa sanguinosamente dai soldati jugoslavi. R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico cit., pp. 524-5; R. PUPO, R. SPAZZALI, Foibe cit., pp. 14-23; R. PUPO, Guerra e dopoguerra cit., pp. 48-137 passim. 69 Id., Guerra civile e conflitto etnico cit., p. 525. 70 M. PIRINA, A. D’ANTONIO, Genocidio…, Pordenone, Centro studi e ricerche storiche Silentes Loquimur 1995, p. 10. 71 Ibidem, pp. 58-75; N. TROHA, Fra liquidazione del passato e costruzione del futuro. Le foibe e l’occupazione jugoslava della Venezia Giulia, in G. VALDEVIT (a cura di), Foibe. Il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, Venezia, Marsilio 1997, pp. 59-95. 72 Il pozzo della miniera di Basovizza è assurto a simbolo delle foibe della primavera del 1945. Secondo quanto riferisce l’osservatore londinese della BBC in data 8 gennaio 1946, il numero delle richieste pervenute al Governo militare alleato di notizie sulla sorte di congiunti scomparsi dopo il 1° maggio 1945 ammontavano a 4768. R. PUPO, R. SPAZZALI, Foibe cit., pp. 23-31, 225-36; M. PIRINA, A. D’ANTONIO, Genocidio… cit., p. 82. 73 R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico cit., pp. 515-27. 74 M. PIRINA, A. D’ANTONIO, Genocidio… cit., pp. 20-6, 35-8, 76-8; G. FOGAR, Le foibe cit. pp. 20-6. 75 S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., p. 119.
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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Diroma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Renato Risaliti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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