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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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12 Questa era stata catalizzata dalla delusione per il venir meno delle speranze di indipendenza nazionale (promessa come liberazione dal giogo serbo), dall’esodo di migliaia di connazionali dalla Serbia, dalla Vojvodina e dalla Bosnia Erzegovina 35 , e soprattutto dalla perdita di parti del territorio nazionale in favore dell’Albania, i cui militari erano stati integrati nell’esercito italiano e i cui sciovinisti avevano saccheggiato, incendiato e ucciso in alcuni villaggi del Kosovo e della Metohija, vendicandosi di venti anni di persecuzioni e discriminazioni all’interno del Regno jugoslavo 36 . L’iniziale alleanza tra i nazionalisti e i comunisti montenegrini guidati da M. Djilas, si espresse in una estrema violenza contro l’invasore italiano, che rispose con massacri, saccheggi, fucilazioni, incendi di villaggi, deportazioni ed internamenti della popolazione maschile nei campi di concentramento di Bar, Kukºs, Scutari, Durazzo, Klos, Gºrman, Kavajº, Pukº, etc 37 . Il duro scontro tra occupanti e ribelli si intrecciava con gli scontri etnici al confine con l’Erzegovina tra gli ustaša croati e i contadini serbo-montenegrini così come tra i musulmani e gli ortodossi nei distretti del Sangiaccato (scontri di Rožaj) e fra serbo-montenegrini e albanesi (Plav, Gusinje, Velika, Tuzi) 38 . Nei successivi due anni di guerra, le truppe italiane pur subendo gravi perdite attuarono una strategia di rastrellamento sistematico del territorio in collaborazione con i č etnić i montenegrini (impegnati nel loro personale progetto di lotta e pulizia etnica contro comunisti, croati, musulmani e albanesi in Bosnia Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Sangiaccato, Serbia meridionale), per far fronte alle azioni di sabotaggio da parte della guerriglia comunista, mai definitivamente domata, e per spezzare l’appoggio dei civili alle forze della resistenza 39 . I fallimenti delle prime tre offensive antipartigiane, tra l’inverno del 1941 e la primavera del 1942, aumentarono la frustrazione e la rabbia dei comandi militari, impegnati non solo contro le rapide e invisibili azioni della guerriglia ma anche a porre un freno alle numerose diserzioni, ai malumori tra le truppe e alla «favola del bravo italiano», per mezzo di tribunali speciali e propaganda nazionalfascista 40 . Con la nomina del generale Mario Roatta al comando della II Armata italiana in Slovenia e Dalmazia (Supersloda) dal gennaio 1942, le unità militari italiane, in collaborazione con i fascisti e i borghesi anticomunisti sloveni della Guardia Bianca (Bela Garda) e dei nazionalisti montenegrini, cominciarono a reprimere, ad internare, a fare veramente «piazza pulita» delle popolazioni locali nell’intento di spezzare l’aiuto dei civili ai ribelli. In base alle 35 Si trattava principalmente di studenti, intellettuali e professionisti in fuga dai nazisti, dagli ungheresi e dai massacri degli ustaša, rifugiatisi soprattutto nella vecchia capitale Cetinje. 36 G. SCOTTI, L. VIAZZI, Le aquile delle montagne nere cit., pp. 79-94; S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., pp. 60-6; P. MORAČ A, I crimini commessi da occupanti e collaborazionisti cit., pp. 520-1. 37 Ibidem, pp. 550-1. 38 G. SCOTTI, L. VIAZZI, Le aquile delle montagne nere cit., pp. 67-9, 161-2, 207-8; S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., pp. 69-71. 39 Ibidem, pp. 63-4; G. SCOTTI, L. VIAZZI, Le aquile delle montagne nere cit., pp. 95-104 e segg.; P. MORAČ A, I crimini commessi da occupanti e collaborazionisti cit., pp. 538-44, 547; G. SCOTTI, “Bono taliano”. Gli italiani in Jugoslavia (1941-43), Milano, La Pietra 1977, pp. 42-8, 53-94, 123-43. 40 Ibidem, pp. 59-60.
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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Diroma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Renato Risaliti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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