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Verso la definizione di un nuovo modello di trasferimento tecnologico per le Università Italiane: dalla gestione dell’IPR al Marketing della Ricerca. Esperienze a confronto

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11 Introduzione Scopo di questa sezione introduttiva è quello di contestualizzare la recente crescita di importanza attribuita alle attività di trasferimento di tecnologie e conoscenze e, in generale, ai rapporti di collaborazione fra università e imprese, a cui si assiste in tutto il mondo. Come spesso accade, specialmente per quanto riguarda gli aspetti in qualche modo correlabili con le tecnologie ed il progresso tecnologico, gli USA sono stati il luogo dove questo fenomeno ha preso piede con maggiore anticipo ed evidenza rispetto al resto del mondo, ed all’Europa in particolare, che oggi si colloca in una posizione di follower (inseguitore), cercando spesso di emulare i passi compiuti oltreoceano. Forse per questo motivo nella letteratura scientifica, ormai fiorente, sui temi del trasferimento tecnologico si fa spesso riferimento al Bayh Dole Act come al “punto 0”, l’origine del fenomeno, che ha gettato le basi per un rinnovato rapporto di mutuo beneficio per il mondo accademico e quello industriale. Il Bayh Dole Act è, in effetti, la legge che negli anni ’80, diede un primo forte impulso a questo processo, permettendo alle università americane di brevettare e licenziare i diritti di proprietà industriale derivanti da ricerche finanziate con fondi del governo federale. Ciò che appare difficile cogliere in letteratura, a questo riguardo, è il collegamento concettuale che spieghi per quale motivo tutto ciò abbia funzionato così bene negli Stati Uniti, quali siano le sue origini e perché dovrebbe funzionare nel resto del mondo e, soprattutto, se e per quale motivo sia opportuno perseguire gli stessi obiettivi e con quali risultati attendibili. In effetti, alcune università negli Stati Uniti cominciarono a brevettare le invenzioni frutto delle proprie ricerche già a partire dagli anni ’20, sebbene fossero poche quelle che avevano già formalizzato politiche interne per questa materia e, anche in quei casi, ci fosse una marcata ambivalenza rispetto alla brevettazione. Al di là dell’aspetto brevettuale, comunque, le università statunitensi erano solite collaborare con il sistema industriale già ben prima dell’emanazione del Bayh Dole Act del 1980, favorite in questo dalla peculiare struttura del sistema dell’alta formazione. Negli USA, infatti, il sistema della formazione era significativamente più grande, per dimensioni, se paragonato alla maggioranza delle altre economie mondiali, includeva un insieme estremamente eterogeneo di istituzioni (religiose e laiche, pubbliche e private, grandi e piccole, ecc), era carente di qualsiasi forma di controllo amministrativo operata a livello nazionale ed incoraggiava una marcata competizione interistituzionale per quanto riguardava gli studenti, i docenti, i finanziamenti ed il prestigio dell’università [Geiger,1986; Geiger,1993; Trow,1979; Trow, 1991]. La struttura del sistema dell’educazione statunitense presentava, perciò, forti incentivi alla collaborazione con il
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Informazioni tesi

Autore: Shiva Loccisano
Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Business e Management - Cultura e Impresa
Anno:
Docente/Relatore: Roberto Corradetti
Istituito da: Università degli Studi di Torino
Dipartimento: Statistica e Matematica Applicata
Lingua: Italiano
Num. pagine: 141

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