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Le Regioni e il patrimonio culturale nel diritto internazionale, europeo e nazionale. Casi di studio e comparazione tra Italia, Francia e Spagna

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11 pubblico alla protezione ed alla conservazione dei beni a favore delle generazioni future, che si coniugherà alla loro valorizzazione e fruizione, a favore di quelle attuali. 2. Il Patrimonio “Nazionale” e la Rivoluzione Francese Eccezion fatta per alcuni, sporadici atti tesi alla protezione di particolari testimonianze del passato, fino al 1790 non esiste alcuna politica pubblica che abbia per oggetto la loro preservazione. I proprietari dei beni, siano essi pubblici o privati, considerano gli edifici ed i manufatti artistici come qualsiasi altro bene di cui siano in possesso. E‘ solo a seguito della Rivoluzione Francese del 1789 che l‘atteggiamento cambia profondamente. La valenza simbolica dell'edificio diventa ora manifesta; le distruzioni che si susseguono durante questo periodo sono infatti espressione di una prima coscienza collettiva: si distruggono le Chiese perché rappresentano vincoli alla libertà di pensiero, si distruggono i monumenti monarchici ma non quelli dei cittadini. E‘ questo il momento in cui si struttura il concetto di patrimonio legato alla vita civica, in cui vengono sacralizzati i luoghi simbolici come il Municipio. Dopo la Rivoluzione francese, i beni dell'aristocrazia vengono confiscati e quelli della Chiesa secolarizzati: è l'avvio di un procedimento che durerà quasi un secolo e che investirà tutta l'Europa, dato che nell'Italia postunitaria è del 7 luglio 1866 la legge di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose, mentre la legge del 15 agosto 1867 stabilí la liquidazione dell‘Asse ecclesiastico. Gli Stati si trovarono a dover governare una fortuna enorme e senza precedenti: l‘espropriazione dei beni feudali ed ecclesiastici creò un patrimonio che formalmente era di proprietà collettiva, una ricchezza appartenente al popolo, per la cui gestione divenne necessario costituire un apposito apparato amministrativo. All'inizio del XIX secolo le forze in campo sono contrapposte: da un lato non è ancora terminata la cieca distruzione o la riconversione e riutilizzo dei fabbricati monastici a fini civili, che frequentemente ne comporta un forte degrado; dall'altro, si struttura in misura sempre più precisa l'esigenza di definire il patrimonio nazionale e cresce la sensibilizzazione di quella parte di cittadinanza orgogliosa del proprio patrimonio artistico. E‘ questo il frangente in cui sono coniati nuovi termini quali ―vandalismo‖, che richiama le distruzioni perpetrate dai Goti e dai Vandali nel corso delle loro incursioni. E‘ merito dell‘Abbé Gregoire, membro del Governo Rivoluzionario, se l‘arte inizia ad essere spogliata dal suo contenuto politico, ad essere vista come espressione dello spirito dell‘uomo, del genio dell‘artista che non può essere mai considerato uno strumento di tirannia. Con la Rivoluzione le Istituzioni del clero e della monarchia vengono meno, e Grégoire ritiene che la Repubblica si debba ridefinire mediante
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Informazioni tesi

  Autore: Candida Bertoli
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in istituzioni, Amministrazioni Politiche Regionali
Anno: 2011
Docente/Relatore: Jacques Ziller
Istituito da: Università degli Studi di Pavia
Dipartimento: Economia, Statistica e Diritto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 365

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