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Reti internazionali e cooperazione tra città: logiche e problematiche del networking attivo nella definizione di politiche e progetti urbani

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7 Una considerazione simile è espressa da Barabàsi 2 (2006), quando parla di onnipresenza delle reti: in campo informatico, come modalità di diffusione delle epidemie, negli studi sui legami tra gruppi terroristici, in matematica, fisica e biologia. Uso descrittivo, uso normativo e retoriche del termine “rete” Di conseguenza, bisogna fare attenzione a non incorrere in un abuso del concetto di rete 3 . Se esso è usato per scopi descrittivi, ed è applicato a qualunque manifestazione di vita economica, politica e relazionale, può perdere la sua pregnanza e diventare scontato. ¨ però l’uso del concetto a scopo normativo che corre più rischi di cadere nella retorica: ci riferiamo in questo caso agli insiemi di individui, o associazioni, o enti politici, che scelgono esplicitamente di organizzarsi in rete per meglio perseguire i propri programmi amministrativi, di sviluppo, di governo, di intervento sociale, di sensibilizzazione. Espressioni come “fare rete”, “lavorare in rete” sono ampiamente utilizzate attribuendo loro in modo quasi automatico una connotazione positiva: soprattutto nel mondo dell’associazionismo, delle ONG, dell’attivismo politico 4 , ma anche nella cooperazione tra istituzioni, enti locali, e internamente alle organizzazioni internazionali, la rete diventa spesso sinonimo di democraticità, trasparenza, apprendimento, visibilità, rispetto e integrazione delle differenze, efficiente condivisione delle risorse. Frequentemente, si indicano come condizioni per raggiungere questi effetti positivi una struttura decentralizzata e non gerarchica, una marcata autonomia dei nodi, un elevato numero di partecipanti e di interconnessioni reciproche. Non si vuole qui negare l’utilità e gli effetti positivi sopraelencati delle reti, bensì osservare che essi non sono scontati e che le reti comportano costi amministrativi e complessità gestionali da non sottovalutare. Se, per esempio, la numerosità è adeguata a una rete di lobby, e comunicazioni (newsletter, rapporti) frequenti sono efficaci in una rete di ricercatori fortemente motivati allo scambio di informazioni, non è detto che le 2 ¨ interessante notare come Barabàsi, pur facendo considerazioni molto simili a quelle del sociologo Castells, muovendo da un interesse rivolto prevalentemente a studi matematici e fisici sulle reti, menzioni l’economia ma non la politica come campo applicativo delle indagini sull’importanza delle reti nella società. 3 Non è esente da critiche al riguardo lo stesso Castells: Perkmann (1999, p. 624) afferma che la metafora della rete in Castells è talmente generica che è difficile immaginare come apparirebbe una società che non sia una network society. Smith (2003, pp. 32-33) afferma che lo “spazio dei flussi” di Castells è troppo astratto e deterministico: trascura le persone e le pratiche che costituiscono le reti, riducendo tutte le spiegazioni alle dinamiche del capitale e della tecnologia. 4 Citiamo, a titolo esemplificativo, La rivoluzione delle reti: economia solidale per un’altra globalizzazione (Mance, 2003) e La rete di Lilliput. Alleanze, obiettivi, strategie (Bologna et.al., 2001).
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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Viano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze per la cooperazione allo sviluppo
  Relatore: Egidio Dansero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

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