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Il code-switching a Malta

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6 (per fare uno degli esempi tra i più recenti) ha dichiarato l‟inglese „lingua ufficiale‟ nel 1996. Il secondo punto che illustra il „carattere globale‟ dell‟inglese è rappresentato dalla sua crescente importanza in ambito scolastico in moltissimi paesi. Anche nel caso in cui non si sia arrivati a dichiararla „lingua ufficiale‟, infatti, sempre più spesso si decide di assegnare una certa priorità alla lingua inglese, soprattutto nel campo dell‟istruzione. Ebbene l‟inglese oggi è la lingua straniera più insegnata al mondo; ben più di 100 nazioni, infatti, dedicano più risorse all‟insegnamento di questa lingua rispetto ad altre. Ultima in ordine temporale è l‟Algeria, che nel 1996 ha deciso addirittura di rimpiazzare il francese, lingua storicamente importante nel paese perché insediata in epoca coloniale. Le cause che stanno alla base di tali situazioni sono molteplici e tutte riconducibili a fenomeni di „contatto‟ tra popoli: colonizzazioni politiche, movimenti migratori, la diffusione dell‟istruzione, il progresso tecnologico, la comunicazione, sono tutti fenomeni che hanno posto le basi e continuano a contribuire alla creazione di un nuovo mondo moderno multilingue. Dalla colonizzazione ai vari flussi migratori (volontari o involontari), gli spostamenti di massa dei popoli verso altri territori hanno da sempre portato con sé anche spostamenti culturali e quindi linguistici. Risulta quasi scontato ricollegare il fenomeno del „contatto linguistico‟ a quello della colonizzazione. In passato, infatti, con la conquista di nuovi territori la potenza vincitrice incorporava una o più comunità linguistiche diverse all‟interno della stessa unità politica. Ciò implicava la necessità di compiere scelte di „politica linguistica‟ ben precise. In alcuni casi si lasciava che la popolazione sottomessa conservasse il proprio idioma; ma nella maggior parte dei casi gli veniva imposto di imparare la lingua dei vincitori, accanto alla lingua d‟origine; in altri casi ancora veniva imposto l‟uso esclusivo della lingua dei conquistatori e l‟abbandono definitivo della lingua d‟origine, che veniva spesso segretamente conservata dal popolo sottomesso. Allo stesso modo si consideri il fenomeno dei movimenti migratori. Linguisticamente parlando, infatti, i movimenti migratori si possono descrivere come il movimento di una comunità che parla una lingua X nel territorio di una comunità che parla una lingua Y. Senza andare troppo lontano basterà citare le migrazioni di massa che hanno coinvolto intere famiglie italiane verso gli Stati Uniti d‟America, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dove hanno ricreato vere e proprie comunità di minoranza. Questo tipo di migrazione, cioè il movimento di gruppi massicci da paesi poveri verso paesi „industrializzati‟, nasce principalmente da ragioni economiche. Il tipo di bilinguismo che ne deriva è generalmente difficile da studiare perché a volte è socialmente „sommerso‟. Gli immigrati si ritrovano, in alcuni casi, al centro di pressioni sociali più o meno dirette, volte alla rapida assimilazione culturale e linguistica. Perciò, l‟atteggiamento verso la propria lingua d‟origine è controverso: l‟istinto principale è quello di mantenerla viva, ma allo stesso tempo cresce la consapevolezza che l‟integrazione (e quindi il miglioramento delle proprie condizioni di vita) passa attraverso l‟assimilazione della lingua del paese ospitante. Questo tipo di bilinguismo si espande caratteristicamente lungo tre generazioni, a diversi livelli. La prima generazione di immigranti generalmente resta monolingue (conserva la lingua d‟origine usandola all‟interno della comunità di immigrati); la generazione „intermedia‟, economicamente attiva, diventa bilingue (a diversi gradi); l‟ultima generazione, solitamente nata nella comunità ospitante, in alcuni casi diventa addirittura monolingue nella lingua della nuova cultura. [MILROY, MUYSKEN, 1995: 141, 142]. A queste motivazioni „storiche‟ se ne aggiungono di più moderne. In particolare nel mondo d‟oggi la fitta trama di relazioni a livello internazionale e globale aprono le barriere nazionali, innescando un bisogno sempre crescente di uscire dai propri confini linguistici. Sempre più le popolazioni che parlano lingue relativamente minoritarie tendono a imparare una seconda lingua dai confini più ampi, come l‟inglese, lo spagnolo, il francese. Si tratta di lingue economicamente e politicamente forti soprattutto l‟inglese, che come affermato poc‟anzi, è ormai considerata la „lingua franca‟ per eccellenza, ossia un mezzo linguistico utilizzato ai fini comunicativi da persone di diversa lingua madre (e per le quali l‟inglese è una seconda
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Il code-switching a Malta

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Informazioni tesi

  Autore: Elenia Sinzu
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  Relatore: Ignazio Putzu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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