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Kosovo. Alla scoperta di cosa celano le ceneri della guerra.

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22 porto di Dedeagatsch; il Montenegro aveva dovuto abbandonare Scutari. Nel territorio turco lungo le coste del Mar Ionio, una parte piccolissima fu occupata dai montenegrini e un altro tratto dai greci. Il resto del territorio, per l’intervento delle potenze, fu costituito in uno stato autonomo, il Principato di Albania, sotto la sovranità nominale della Turchia e sotto la protezione delle grandi potenze europee. Ma l’Albania rappresentava un pomo di discordia tra Italia e Austria, che cessava di essere una potenza balcanica con la scomparsa del suo ultimo miraggio, Salonicco. Il 7 marzo 1914 assunse il governo dell’Albania il principe tedesco di Wied; ma il paese fu presto straziato da lotte intestine, minato dalla gelosia delle potenze e specialmente della Grecia che dalle guerre balcaniche aveva pur ricavato i maggiori vantaggi. In tanta incertezza di situazione, con tante aspirazioni deluse, col grave malcontento e le gelosie suscitate o rinnovate, con gli animi assillati dal desiderio di rivincita o di vendetta, la pace non doveva essere duratura; e per quanto vi fosse generale esaurimento e stanchezza, la Serbia non cessò dalle agitazioni finchè con l’assassinio di Francesco Ferdinando, arciduca ereditario d’Austria-Ungheria, avvenuto a Sarajevo il 28 luglio 1914, si ebbe la causa occasionale della Prima Guerra Mondiale. La Serbia e il Montenegro stettero con la Russia contro l’Austria; la Turchia, sotto l’influenza militare della Germania, stette con l’Austria; la Bulgaria, ostile alla Serbia per la questione della Macedonia, stette coi tedeschi; in Grecia e nella Romania, divise da interessi discordi fra Russia e Austria, si delinearono anche due partiti opposti a favore l’uno degli Imperi Centrali e l’altro degli Stati dell’Intesa, entrando poi in guerra contro gli Imperi Centrali. Con la prima guerra mondiale, eliminata la Russia a causa della sua rivoluzione e crollato l’impero Austro-Ungarico erano eliminati due grandi antagonisti che per tanto si erano disputata l’egemonia nella penisola balcanica. Degli Stati balcanici i serbi, i romeni e i greci erano usciti vincitori; la Bulgaria e la Turchia sconfitte. Il trattato di Sèvres (10 agosto 1920) ridusse la Turchia in Europa al solo possesso di Costantinopoli, come il trattato di Neuilly (27 novembre 1919) aveva ancora rimpicciolita la Bulgaria, ditribuendo la Macedonia e la Tracia bulgare fra Grecia e Serbia, e il trattato di Saint- Germain (10 settembre 1919) aveva ristretto lo Stato austriaco e riconosciuto lo Stato Jugoslavo (serbo, croato, sloveno) costituito da Croazia, Slovenia e regno di Serbia. L’Albania venne pure spezzata; gli Albanesi in maggioranza costituirono uno Stato libero; ma un terzo di essi rimase sottoposto alla Serbia e alla Grecia. Difficili e laboriose furono le trattative tra Italia e Jugoslavia, concluse poi con i trattati di Rapallo (12 novembre 1920) e di Roma (17 gennaio 1924) e con gli Accordi di Nettuto (luglio 1925), che fissarono i confini tra i due Stati e regolarono la questione di Fiume. Con l’invasione imperialistica dell’Italia sul suolo albanese, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale la Penisola balcanica si ritrovava ancora una volta palesemente sulla traiettoria di potenze esterne, che nella discordia e nella debolezza economica e politica dei paesi balcanici riconobbero buone possibilità di agitazione e validi pretesti per intervenire. Di fronte alla crescente minaccia costituita da Italia e Germania, e alla manifesta incapacità della Francia e della Società delle Nazioni di garanture l’integrità degli stati balcanici, i singoli governi presero le distanze dagli impegni di assistenza previsti dai trattati dell’Intesa. Dal 1940 fino alla fine del 1944 l’intera Penisola balcanica fu ancora una volta riunita con la forza sotto un dominio unitario: l’amministrazione militare tedesca, insieme ai governi suoi alleati (Italia, Bulgaria, Romania ed Ungheria), diede nuovo
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Kosovo. Alla scoperta di cosa celano le ceneri della guerra.

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Antonietta Blardone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze del turismo
  Relatore: Monica Morazzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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