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La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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19    Il femminismo radicale enfatizza invece il controllo maschile sulle donne attraverso una serie di meccanismi: la violenza, la riproduzione. Essi vengono letti come strumenti di oppressione e potere e dal momento che è impossibile separare il potere maschile dal potere dello Stato, quest’ultimo non può essere visto come uno strumento positivo che possa in qualche modo aiutare le donne nel perseguire i loro obiettivi. Abbiamo poi un femminismo socialista, che sottolinea come lo Stato abbia un ruolo fondamentale nel costruire confini netti tra pubblico e privato, nel regolare la riproduzione, il matrimonio, la società; un femminismo marxista, che lega l’oppressione delle donne alle forme di sfruttamento capitalista del lavoro, e il lavoro femminile (retribuito e non) è analizzato in relazione alla sua funzione all’interno del sistema capitalistico, dove lo Stato è dunque il braccio esecutivo della classe dominante. Il dibattito teorico femminista su questi temi è dunque molto ampio 19 . Ciò che bisogna qui però sottolineare è in buona sostanza una certa tradizione anti-statale nella ricerca femminista, che a volte rischia di sottovalutare l’importanza analitica dell’interpretazione storica tra le forme di Stato e la dimensione di genere. Molte teoriche in realtà evitano la tentazione di descrivere lo Stato come qualcosa di definito una volta e per tutte considerando le strutture statali ricorsivamente costruite dagli agenti nelle loro attività sociali. Le strutture vengono di fatto ricollegate a specifiche pratiche istituzionali. Anche per Foucault (1976, trd.it. 1978) il potere non è il prodotto di un sistema di stratificazione situato nelle macrostrutture della società, è piuttosto visto in termini relazionali: un insieme di discorsi e strategie che operano in un particolare contesto. Il potere non è una strategia singola, ma lavora attraverso specifiche istituzioni. Secondo l’autore il potere non è un’unità che risiede nello Stato, ma la sua onnipresenza deriva dal suo essere prodotto in ogni relazione sociale. Sostiene dunque l’importanza di passare da una visione negativa del potere, come divieto , costrizione, potere di dire no, ad una visione positiva: il potere è da intendersi soprattutto come possibilità di produzione di discorsi che normalizzano,                                                                    19  Per una classificazione dettagliata rimando a: Vingelli, Giovanna, 2005, Un’estranea fra noi. Bilanci di genere, movimento femminista e innovazione istituzionale, Soveria Mannelli, Rubettino.  
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La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Laino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teoria della comunicazione
  Relatore: Daniele Gambarara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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Parole chiave

femminile
linguaggio
stereotipi di genere
democrazia paritaria
comunicazione mediatica
politica

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