La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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20    istituiscono, controllano. Per Foucault è il discorso il luogo dell’articolazione produttiva di potere e sapere 20 . I messaggi culturali e discorsivi dello Stato includono le donne in modi storicamente specifici, aprono loro particolari spazi politici e ne chiudono altri. Come sottolinea Vingelli «tipicamente lo Stato interpella le donne in modalità differenti e spesso contraddittorie: madri, lavoratrici, contribuenti, moglie, cittadine» (Vingelli, 2005, p. 24). Ma se il rapporto fra relazioni di genere e forme di Stato è una costruzione discorsiva, le donne, ed il movimento delle donne, sono sia produttrici sia prodotti di queste relazioni. Di conseguenza lo Stato non è più una struttura, un oggetto, quanto piuttosto «un luogo di formazioni discorsive» (Vingelli, 2005, p. 22). Sotto questa prospettiva lo Stato non è più visto quindi come rappresentante degli interessi degli uomini contro gli interessi delle donne. C’è stato comunque il bisogno di confrontarsi con governi che assumono, hanno assunto, gli interessi maschili come gli unici esistenti. La relazione tra il movimento femminista, le istituzioni politiche formali e le strutture statali, come si è visto, è stata contrassegnata da tensioni e conflitti spesso irrisolti. All’interno del movimento femminista i dibattiti sull’utilità dell’ingresso all’interno delle istituzioni, e il valore di una posizione esterna, autonoma ed indipendente , hanno assunto non solo un significato strategico, ma hanno interessato le stesse identità collettive, attraverso il dibattito (negli anni Settanta e Ottanta) sulla do p pia militanza. Concetto che implica la collocazione delle attiviste in due spazi politici ma con impegno ideologico e di identità collettiva in entrambi. Questa doppia militanza condiziona l’organizzazione e le scelte strategiche del movimento femminista e ne è allo stesso tempo l’espressione. Una delle principali implicazioni è che le femministe si trovano a dover negoziare le proprie posizioni politiche all’interno di organizzazioni non femministe o istituzioni che si dichiarano spesso neutrali rispetto alla prospettiva di genere. Alla denuncia femminista dell’astrattezza del mandato parlamentare dal corpo (sociale e individuale) sessuato, fa riscontro la personalizzazione della politica del corpo e nell’immagine del leader. All’erosione della forma partito operata dalla forma politica della relazione fra donne, la delegittimazione dei partiti nella loro concreta storicità. Alla critica femminista del welfare e dei diritti universali, lo smantellamento del welfare. Ancora: alla tematizzazione femminista dell’autorità,                                                                    20  Cfr. Giovanna Vingelli, 2005, op. cit 

Anteprima della Tesi di Emanuela Laino

Anteprima della tesi: La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi, Pagina 16

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emanuela Laino Contatta »

Composta da 173 pagine.

 

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