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La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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11    Non imparare affatto a essere donne (imparando, magari, ad essere come uomini)? Cambiare la definizione del “genere” femminile? Abolire i “generi”?oppure se quel che non ci va a genio non è tanto la definizione del “genere” quanto la sua valutazione sociale, tentare di rovesciare quest’ultima?(Sbisà, 1995, p. 2). Imparare ad essere come gli uomini, cambiare la definizione di genere femminile, abolire i generi? Tutte queste cose sono state certamente tentate 8 . Anche nel momento in cui non si vuole negare la propria identità sessuata, ciò che emerge è l’esigenza di salire a monte della ricostruzione culturale del proprio genere, alla ricerca di qualcosa che esuli dai quei tratti dell’essere donna storicamente considerati funzionali ad una società a dominio maschile. Il punto è che attualmente anche in relazione alle varie riflessioni nate in seno all’esigenza di una maggiore presenza femminile all’interno della sedi decisionali istituzionali, un eventuale declinazione di genere degli stili di govern a nce rispecchia in buona sostanza un certo senso comune delle virtù pubbliche attribuite alle donne, non solo per ciò che attiene all’esercizio politico ma in generale all’esercizio di qualsiasi professione. Peraltro tale individuazione non è semplice in quanto come nota Marina Piazza (2006, 2007) in politica si ha una certa necessità di integrazione degli stili, non si accetta di buon grado il fatto che possa esistere una qualche diversità. Ciò si traduce in buona sostanza in una sorta di «appello all’omologazione» (Piazza, 2007, p. 27), al quale le donne giunte ai luoghi di rappresentanza hanno probabilmente risposto e anche in virtù di ciò combattuto con forza dal femminismo, «in nome di una molteplicità irrappresentabile nel politico» (Piazza, 2007, p. 27) come vedremo in seguito. Non credo che tale situazione sia attribuibile al poco coraggio delle donne, né alla perdita di una consapevolezza di genere, quanto piuttosto all’impossibilità di sottrarsi alle logiche dei partiti o delle aree di riferimento per la minoranza numerica. La questione della rappresentanza femminile, infatti, da considerare solo come uno dei tasselli che compongono il tema complesso della rilevanza della presenza di entrambi i generi nella vita sociale, «evidenzia il punto in cui si arrestano                                                                    8 Ad esempio il movimento emancipazionista (di fine ‘800 ed inizi ‘900) consigliava alle donne di imparare ad essere competitive con gli uomini in quello che era il loro terreno tradizionale; vi sono poi state numerose proposte di cambiare non tanto le descrizione del femminile quanto l’assiologia della nostra società, rivalutando gli aspetti tradizionalmente associati al femminile, si pensi alle riflessioni di Luce Irigaray(1977, trad. it. 1990); infine l’abolizione del genere è stata proposta nel dibattito contemporaneo come forma di critica all’assegnazione forzata ad un genere, esempi di questa linea di tendenza possono essere i lavori di Judith Butler vedi: Monica Pasquino, Sandra Plastina (a cura di), 2008, Fare e disfare. Ott o saggi a partire da Judith Butler. Milano, Mimesis.
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La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Laino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teoria della comunicazione
  Relatore: Daniele Gambarara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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Parole chiave

femminile
linguaggio
stereotipi di genere
democrazia paritaria
comunicazione mediatica
politica

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