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Psicologia politica e psicologia sociale in Andrea Devoto (1927-1994)

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7 poteva essere una difesa della memoria individuale e collettiva Devoto vi scorgeva, invece, una possibile offesa per il futuro. “È nella natura delle cose – scriveva Arendt nell‟epilogo de La banalità del male – che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando ormai appartiene a un lontano passato.” 1 Con la stessa consapevolezza storica, secondo Devoto la memoria doveva essere usata, al contrario, come dispositivo comune contro l‟eventualità di un‟altra possibile strage di stato. Essa poteva e doveva rappresentare una forma di terapia per il genere umano. Tuttavia, nonostante questi suoi contributi importati e il suo impegno massivo nel riportare alla memoria le ferite e le zone d‟ombra dell‟uomo, è rimasto inascoltato, ora come allora. Bisogna considerare che Devoto ha lavorato in contesti piuttosto difficili per quella che era la sua posizione epistemologica. Da un lato, nella ricerca psicologica si respirava un clima molto legato all‟analisi pura, che non andava inquinata con il concreto. Dall‟altro lato, si è formato e ha lavorato per due anni – fino al 1961 –, in un ambiente universitario dove dominava ancora una visione organicista della malattia. Questa impostazione permetteva dunque di operare una netta separazione tra norma e anormalità, ma non di certo una conoscenza effettiva dell‟uomo. Perché è l‟uomo che interessava a Devoto. Conoscere l‟essere umano voleva dire per lui guardare agli ambienti che lo formano e lo condizionano. Questo implica una constatazione piuttosto inquietante: il male è grottescamente e terribilmente banale, non è solo opera di un manipolo di uomini sadici e perversi, ma può colpire chiunque se sufficientemente condizionato. Certo è che con gli strumenti della psicologia e della psichiatria italiane era difficile arrivare a questa constatazione. Devoto faceva parte di quella schiera di giovani psichiatri e studiosi che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, ha guardato altrove per la propria formazione. Per conoscere l‟essere umano, Devoto riteneva necessaria una formazione che abbracciasse anche le scienze sociali, l‟antropologia, la linguistica, la filosofia. Infatti, egli è stato un attento lettore di Goffman, al 1 H. Arendt, La banalità del male, XIV ed. Milano, Feltrinelli, 2008, p. 279.
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Psicologia politica e psicologia sociale in Andrea Devoto (1927-1994)

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Informazioni tesi

Autore: Francesca Spinelli
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2009-10
Università: Università degli Studi di Bologna
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Filosofia
Relatore: Valeria PaolaBabini
Lingua: Italiano
Num. pagine: 294

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