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Aspetti metodologici e tecniche di analisi circa le potenzialità dei servizi di supporto alla tutela della guida in stato di ebbrezza.

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12 stesso compito anche quando si è raggiunto un livello ottimale, a discapito di un secondo compito con priorità maggiore. • Interferenza: se due compiti hanno un altro grado di relazione o similarità tra loro, lo spostamento dell’attenzione può causare interferenze tra i compiti stessi. Bisogna altresì evidenziare che lo spostamento attentivo tra compiti anche molto dissimili dal punto di vista cognitivo non richiede un tempo maggiore rispetto al passaggio tra compiti simili (Vannoni, 2009). La presenza di attivatori del ricordo che siano fisicamente differenti o salienti da un punto di vista sensoriale induce uno spostamento automatico dell’attenzione più veloce. Se però gli stimoli sono ambigui o poco salienti, si rischia di disperdere l’attenzione o di rispondere con tempi molto maggiori. Quando si progettano i compiti in modo astratto, si ipotizzano le sequenze di azione di attenzione appropriate, ma le persone tendono a seguire azioni che richiedono bassi carichi di lavoro mentale, stravolgendo le sequenze ottimali per aderire ad un’auto-organizzazione che spesso tralascia azioni e controlli quando sarebbero più necessari. Le persone tendono, infatti, ad essere più attive quando il carico di lavoro mentale cresce eccessivamente. Le variabili che vanno, quindi, ad incrociarsi per la predizione del risultato di un compito attentivo sono legate sostanzialmente a quattro fattori: • l’automaticità: ovvero quanto la progettazione di uno o più compiti sia facilmente acquisibile come processo automatico della mente; • la domanda di riserva: ovvero quanto la progettazione di un compito richieda risorse mentali, causando, se eccessiva, perdita di vigilanza ed errori; • l’abilità del soggetto: ovvero quanto la persona abbia acquisito, attraverso l’addestramento, capacità automatizzate o di allocazione delle risorse attentive; • la difficoltà del compito in sé: ovvero quanto il progettista abbia distribuito le azioni e le funzioni mentali richieste in rapporto alla sostenibilità in assoluto e alle caratteristiche specifiche del tipo di utilizzatore (Vannoni, 2009). Sulla perdita di vigilanza attentiva incidono diversi fattori che devono essere considerati veri e propri vincoli nella progettazione in quanto sono forieri di una perdita di precisione sia nell’elaborazione delle informazioni, sia nell’esecuzione delle azioni richieste: • il primo di questi fattori è il tempo, infatti, in genere, la vigilanza di un soggetto decade progressivamente entro la prima mezz’ora, ciò avviene quando si opera su paradigmi sia sensoriali (i segnali sono rappresentati da cambiamenti nell’intensità uditiva o visiva), sia cognitivi ( si usano stimoli simbolici o alfanumerici); • il secondo fattore da tenere presente è il contesto che non deve contenere “falsi allarmi attentivi”, ovvero dare risalto ad elementi irrilevanti al pari di quelli portatori di significato: ciò produce confusione con conseguenti errori di elaborazione, demotivazione, perdita di informazioni e carico di lavoro mentale eccessivo; • il terzo fattore consiste in una elevata richiesta di risorse mentali nell’ elaborazione. A richiedere questa elevata quantità di risorse sono principalmente alcuni elementi riassunti qui di seguito: - lo stimolo al quale prestare attenzione è difficilmente identificabile; - vi è incertezza sul quando e sul dove sarà presente lo stimolo (stimoli inattesi); - è eccessivamente elevata la frequenza degli stimoli da elaborare:
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Blazina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Disegno industriale
  Relatore: Eleonora Buiatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

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