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Danza e anoressia. L'ipotesi di Claude Lorin.

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27 Isadora Duncan 23 : la danzatrice del futuro Agli inizi del ventesimo secolo l’America conosceva due modi di danzare: il valzer nelle sale e il balletto classico da palcoscenico; il modo di danzare della Duncan non apparteneva a nessuno dei due “rifiutando l’etichetta di ballerina per dissociarsi da tutti i suoi predecessori e colleghi. Preferiva definirsi un’artista” (Daly, 1995). Il suo modo di danzare era del tutto lontano dal balletto classico convenzionale; per esempio le scarpette da punta erano un attrezzo per sfidare la gravità che la Duncan, al contrario, abbracciò come un partner. Innanzitutto la danzatrice non concepiva il balletto ormai degradato a pura forma di intrattenimento e divertimento, ma lo reputava vecchio e che doveva essere rivoluzionato. Il balletto era tutto ciò che il XIX secolo aveva portato di sbagliato: gli americani avevano perso il loro rapporto con la terra, perdita decretata dalle scarpette da punta per librarsi in aria contrastando la gravità. La Duncan al contrario danza a piedi nudi perché la “volont{ dell’individuo si esprime, nel danzatore, attraverso l’uso della gravit{” come viene riportato da Ann Dely nel libro Done into Dance. La volontà di cui parla la Duncan è ripresa da Nietzsche e Schopenhauer i quali concepivano il corpo come oggettivazione della volontà. La volontà non potrebbe aspirare al cielo senza un appoggio solido alla terra, cioè, senza la stabilità della forza di gravità. 22 Duncan Isadora (1877- 1927): danzatrice e coreografa americana. Nata a San Francisco in una famiglia di 4 figli. Dal 1895 al 1900 danza nelle commedie musicali a Chicago e New York, componendo delle poesie sulla sua danza pantomimica. Nel 1900 lascia gli Stati Uniti per l’ Europa, al fine di realizzare le sue aspirazioni artistiche. Nel 1903 pubblica il suo manifesto “la danza del futuro”. Lo stesso anno il gruppo Duncan si piazza in Grecia e tenta di far rivivere la tragedia Greca con la rappresentazione d’ Eschilo “Le Supplicanti”. Nel 1905 apre a Berlino la sua prima scuola di danza. E’ in questa città che incontra il regista Edward Gordon Craig con cui avrà un figlio. Lascia Berlino per Parigi. La Duncan si lascia abbracciare dalla vita sociale e politica dell’ epoca (prima guerra mondiale, rivoluzione in Russia, emancipazione della donna, affare Sacco e Vanzetti) abolendo l’antagonismo tra l’essere danzatrice e l’essere donna, lei affronta la danza a partire dal suo corpo. In Europa il suo stile si definisce: appare in semplice tunica, su una scena senza decori davanti ad un fondo bianco, danzando in osmosi con la musica. La sua daqnza è una tradizione artistica: la liberazione s’isprime dal “ depovillement des contraintes vestimentaires” (piedi nudi, tunica) e dai “contraintes physique” (spontaneità e percorsi nello spazio); ricorre a movimenti elementari in relazione con quelli della natura come l’onda. La sua danza espone un gioco di dinamicità tra l’abbandono e la resistenza alla gravità. (Dictionnaire de la danse; Larousse, 2008)
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Danza e anoressia. L'ipotesi di Claude Lorin.

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Bracci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Concetta Lo Iacono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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