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Danza e anoressia. L'ipotesi di Claude Lorin.

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21 Un’antitesi dunque tra la bellezza apollinea armonica e quella dionisiaca provocante e sensuale incarnata dai cigni Odette e Odin. Per Platone la bellezza non è vincolata all’estetica ma è nell’anima in quanto il corpo è una caverna buia che imprigiona l’anima. Platone dedica due suoi dialoghi al tema dell’amore e della bellezza: il Simposio e il Fedro. Il primo considera l’oggetto dell’amore cioè la bellezza, il secondo considera l’amore nella sua soggettività come aspirazione verso la bellezza ed elevazione dell’anima al mondo delle idee, al quale la bellezza appartiene. Il medico Erissimaco, interlocutore del dialogo, vede nell’amore una forza cosmica che determina le proporzioni e l’armonia; Aristofane propone il mito degli esseri primitivi androgini: all’inizio l’umanit{ comprendeva tre sessi cioè maschio, femmina e androgino (corpi di uomo e donna assemblati); anche la forma degli esseri umani era diversa, infatti era tutto pieno, la schiena e i fianchi a cerchio, quattro braccia e quattro gambe una sola testa su due volti. Questi esseri possedevano vigore e perciò tentarono di scalare il cielo e Zeus per punirli li divise tagliandoli in due per renderle più deboli. Ognuno di noi è quindi incompleto ed è sempre in cerca della propria metà per ricostituire l’essere primitivo, esprimendo quindi uno dei caratteri principali dell’amore: l’insufficienza e l’incompletezza. L’amore desidera qualche cosa che non ha ma di cui ha bisogno ed è quindi mancanza. Il mito vuole che Amore sia figlio di Povertà (Penìa) e Ricchezza (Poros): non ha la bellezza ma aspira a possederla. L’amore è dunque desiderio di bellezza. La bellezza ha diversi gradi: prima di tutti c’è la bellezza di un bel corpo che attrae l’uomo, poi egli si accorge che la bellezza è uguale in tutti i corpi e così passa a desiderare e amare tutta la bellezza corporea. Al di sopra di tale bellezza c’è la bellezza dell’anima e infine al di sopra di tutto c’è la bellezza in sé, eterna superiore alla morte fonte di ogni altra bellezza e origine della filosofia. Nel Fedro Platone pone l’emblema di come l’anima umana possa percorrere i gradi fino ad arrivare alla bellezza suprema. La natura dell’anima si esprime in un mito: è simile ad una coppia di cavalli alati guidati da un auriga. Il primo cavallo, bianco, è eccellente mentre quello nero è pessimo. L’auriga cerca di indirizzare i cavalli nel cielo nella regione dell’iperuranio che è la sede dell’essere ma il procedimento è lungo e penoso a causa dei diversi cavalli. Quando l’anima viene spinta dal cavallo nero in basso si incarna in uomini che non ricercano la verità e la bellezza assoluta. Al contrario le anime che hanno visto di più si incarneranno in uomini sapienti. L’anima incarnata riconosce le sostanze ideali tramite la bellezza: l’uomo infatti riconosce subito, attraverso il senso della vista, la bellezza. Dunque fa da mediatrice fra l’uomo e il mondo delle idee.
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Danza e anoressia. L'ipotesi di Claude Lorin.

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Bracci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Concetta Lo Iacono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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