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Il distretto industriale marshalliano

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classificatoria o descrittiva, ma come strumento  analitico e interpretativo dello sviluppo   industriale italiano del secondo dopoguerra, facendone   l'unità d'indagine dell'analisi   economica  e   mostrando   di   aver   colto,   nell'opera   dell'economista   inglese,   la   trasformazione della formula “distretto industriale” da concetto puramente descrittivo,   indicante   una   particolare   fenomenologia   industriale,   a   paradigma   dello   sviluppo   e   categoria della scienza economico­sociale a tutti gli effetti. 8 Questo grazie alla capacit à  dello studioso fiorentino di saper leggere Marshall tra le righe, da una prospettiva   nettamente diversa da quella degli interpreti tradizionali,   che concentravano la propria   attenzione solo sugli aspetti logico­formali, tralasciando quelli ideologici e inerenti alla   filosofia  sociale.  Becattini,  invece,  considerandolo   «un grande  economista »  proprio   «perché non solo economista », 9   secondo la tesi di Mill,   sa cogliere l'importanza del   concetto di distretto all'interno del sistema teorico marshalliano analizzandolo alla luce   delle fondamenta ideologiche e della filosofia sociale posti alla base di tale sistema.   Inoltre   fa   riferimento   alla   peculiare   concezione   dell'economia   politica   esposta   dall'economista   inglese   all'inizio   dei   Principi,  che   lo   distanzia   dall'allora   corrente   dottrina economica e che definisce  la scienza economica come uno studio che si occupa   non solo della produzione, dello scambio e della distribuzione della ricchezza, ma anche   e soprattutto dell'uomo. Questo significa che, per Marshall, l'analisi economica non pu ò  prescindere dalla filosofia sociale, che lo studio dei fenomeni economici pu ò essere   8 Come vedremo in seguito, questo non significa che  il modello  di sviluppo industriale italiano basato   sulle piccole e medie imprese sia una semplice replica di quello inglese del XIX secolo: il riferimento   all'originario   quadro   concettuale   marshalliano   riguarda   lo   strumento   interpretativo   e   non   i   casi   empirici. 9 T. Raffaelli, introduzione a   Alfred Marshall e le origini della scuola di Cambridge , Firenze, Le   Monnier Universit à, 2009, p. 23. La tesi  è di Mill, citata dallo stesso Marshall e condivisa da Keynes   proprio in riferimento a Marshall:   «Non  è probabile sia un buon economista chi non sia altro che   economista» (Mill, cit. in Marshall, 1972, p. 1010).  «In economia il Maestro deve possedere una rara   combinazione di doti […] Deve essere in certo modo matematico, storico, statista, filosofo » (Keynes   1974, p. 162, corsivo nel testo). 10
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Il distretto industriale marshalliano

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Roma
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: TizianoRaffaelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

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