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L’immigrazione a tutto schermo. Rappresentazione del migrante nel cinema italiano contemporaneo

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14 Canada grazie ai soldi dell’assicurazione del fratello, con lo scopo di tornare in Africa. Esordio alla regia di Michele Placido (fig.2), allora famosissimo per la serie tv La Piovra, Pummarò è una pellicola sociale sul razzismo dilagante nella nostra penisola, ma è anche “un viaggio nella miseria e tutto ciò che deriva da essa” 22 , una sorta di “via crucis con poche concessioni al folklore, attraverso le varie forme del razzismo quotidiano” 23 . Nel film non si parla solo dello sfruttamento dei “neri” (attraverso la triste vicenda personale del giovane protagonista ghanese, fig.3), ma anche di quelle persone, come il “professore”, che non si adeguano a un sistema sporco e corrotto e per questo vengono duramente punite. Questo personaggio rappresenta, assieme alla giovane maestrina d’italiano Eleonora (Paola Villoresi), un microcosmo di bontà, amicizia e comprensione all’interno di un contesto, come quello del caporalato camorristico casertano 24 , in cui non solo i neri vengono sfruttati e malpagati, ma anche trattati come vere e proprie bestie costrette a dormire nei loculi del cimitero in mancanza di posti letto alla Caritas. Ecco che il professore, “l’unico bianco che fa qualcosa per i neri”, offre allo spettatore un minimo di sollievo, quasi a 22 M. Morandini, in Il giorno, 19 settembre 1990 23 ibidem 24 “La presenza dei cittadini immigrati è capillare e diffusa su tutto il territorio campano. A differenza degli anni ottanta e novanta, quando c’era un’immigrazione di transito da parte di singoli che aspettavano una sanatoria per regolare la propria posizione e poi andare al nord per lavorare, siamo alla seconda se non alla terza generazione d’immigrati. […] A differenza degli anni scorsi l’immigrazione ha assunto un carattere di stabilità nella nostra regione. I cittadini immigrati regolarmente presenti sono circa 168.00, provengono da circa 150 paesi e hanno una distribuzione all’incirca così strutturata: Napoli 87.000, Caserta 33.000, Salerno 32.000, Avellino 11.000, Benevento 5.000. […] Il lavoro agricolo sia stagionale (le varie raccolte) sia stanziale (allevamento, Potatore, ecc…) è il lavoro che presenta maggiormente un tasso di <<sommerso>>. Le comunità maggiormente impiegate sono quelle del Nord Africa e del Centro Africa, Ghana, Burkina Faso, Albania, Ucraina e India. La presenza di immigrati in agricoltura ha ormai raggiunto proporzioni rilevanti con percentuali che superano il 50%; sono in continua crescita, in quanto gli operai agricoli locali sono principalmente lavoratrici anziane. […] Eppure le condizioni di vita e di lavoro, alle quali i lavoratori immigrati sono costretti, sono disumane e ci riportano alle condizioni vissute dai nostri braccianti nel periodo preindustriale. Mancanza di qualsiasi rispetto dei diritti del lavoro, in quanto il mercato del lavoro è gestito integralmente dalla intermediazione di manodopera dei caporali ed i livelli di sfruttamento hanno raggiunto livelli intollerabili: 25 euro al giorno, per 10 ore di lavoro. Mancanza di qualsiasi politica di accoglienza che costringe gli immigrati a misere vite in tuguri e baracche o nel <<ghetto>> di San Nicola Varco”. Fonte: “Immigrazione in campania”, p.1-2, in www.cgilcampania.it Figura 2 Figura 3
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L’immigrazione a tutto schermo. Rappresentazione del migrante nel cinema italiano contemporaneo

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Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Piperno
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Silvio Alovisio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

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Parole chiave

immigrazione
cinema
temi sociali
cinema e immigrazione
rappresentazione cinematografica
flussi migratori
migrante

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