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L'iconismo morfonologico: strategie motivate per la significazione di contenuti grammaticali

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6 parole una «sonorité suggestive»: ma non dubita nell’affermare che tale «rapporto avvertibile, che parrebbe mettere in discussione il principio dell’arbitrarietà, è quello intercorrente tra il significante e la realtà» 2 . Tanto basta, tuttavia, per consentirgli di concedere che «[...] le lien entre le signe [intendi signifiant] et la sonorité est relativement motivé» 3 . Si tratta, tuttavia, di una concessione ‘povera’, poiché la nozione di ‘motivazione’ resta, per Saussure, entro il dominio intralinguistico. Lo si afferra quando il linguista francofono cerca di illustrare con esempi la definizione di ‘motivazione’: «in effetti le parole addotte per illustrare il concetto di (parziale) motivazione non sono delle onomatopee né presentano fenomeni di simbolismo fonetico, ma sono parole strutturalmente articolate, cioè dei composti e derivati analizzabili, nell’ottica saussuriana, sintagmaticamente, come dix-neuf […]. In questi casi non si ha certo a che fare con la realtà extralinguistica […]. Piuttosto è determinante, per questo genere di motivazione, la relazione […] tra i segni in questione e altri segni del sistema. […] Il Cours riserva la qualifica di ‘motivati’ a quei segni di struttura articolata che richiamano altri segni compresenti nel sistema, per cui la motivazione si definisce come una relazione tra unità di significante e significato» 4 . L’obiezione ‘onomatopeica’ si collocherebbe, pertanto, all’esterno di tale relazione: in quella tra segno linguistico e referente si parla, infatti, di ‘motivazione esterna’. Essa concerne i rapporti con la realtà extralinguistica e «può essere fonetica (onomatopee, simbolismo fonetico) oppure metasemica, quando alla base c’è un cambiamento di senso (metafore ecc.)» 5 . Mentre la seconda riguarda essenzialmente l’assunzione, da parte di taluni lessemi, di nuovi significati, la prima concerne, approssimativamente, la capacità imitativa – ossia di ‘essere simili’ - che i segni hanno del mondo esterno: «è questo il caso dei rapporti ‘iconici’» 6 . Si immagini di tracciare un asse di motivazione – ora da intendersi in qualità di aderenza imitativa del segno rispetto al referente – ai cui estremi si pongano, da un lato, l'iconicità e, dall'altro, l'arbitrarietà. Al primo estremo, quello iconico, il grado di similarità del segno rispetto al referente sarebbe alto, mai tuttavia massimo (se ne vedranno le ragioni nel seguito); all'estremo opposto, invece, il grado di similarità tra referente e segno giunge spesso a essere nullo. Secondo questo asse si avranno, dunque, due principali categorie di segni: «da un lato quelli iconici, nei quali l'espressione ha un qualche grado di somiglianza con il contenuto che esprime; dall'altro quelli arbitrari, in cui non esiste alcun tipo di somiglianza tra espressione e contenuto» 7 . Arbitrarietà è, dunque, una relazione puramente convenzionale per cui si associa un determinato 2 Gusmani R., A proposito della motivazione linguistica , in « Incontri linguistici» 9 , ed. Giardini, Pisa, 1984, p.12 3 Gusmani, ibidem , p.13 4 Gusmani, ibidem , p.14 5 Gusmani, ibidem , p.15 6 Gusmani, ibidem , p.15 7 Simone R., Fondamenti di linguistica, 6^ed., Laterza, Roma-Bari, 1995, p.39
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L'iconismo morfonologico: strategie motivate per la significazione di contenuti grammaticali

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Cirillo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Andrea Scala
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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Parole chiave

morfologia
morfema
fonologia
peirce
reduplicazione
iconicità
segno
fonomorfologia
allungamento
fonema

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