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Dolus in re ipsa

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  8   consentivano la ricostruzione 20 . In quest’epoca prese forma quel filone del dolus indirectus, poi sistematizzato da Carpzov, e che affondava le radici nella dottrina del Bartolo; quest’ultima è agevolmente compendiabile nel principio secondo cui la volontà della causa implica di per sé la volontà dell’effetto, quando l’azione ha in sé tale forza espansiva da dover far prevedere il verificarsi dell’evento stesso 21 . In altre parole dalla prevedibilità dell’evento connesso all’azione se ne deduceva oggettivamente la sua volontarietà. 1.2 Apogeo e declino della praesumptio doli Il travaglio dogmatico che interessò la figura del dolo non conobbe sosta in età illuministica: si trascolorò da posizioni oggettivizzanti che canonizzavano figure spurie di dolus indirectus dal dubbio contenuto psicologico 22 alla teoria di Feuerbach che suggellava una concezione autenticamente psicologica della colpevolezza, pur risparmiando una species di dolus indeterminatus che costituirà il ceppo di una lunga filiazione di forme oblique di volizione fino al ben noto dolo eventuale 23 . Il complesso panorama della riflessione dogmatica si rifletteva a fortiori sul terreno processuale, fermo restando che le esigenze politico-criminali di marca repressiva avevano sempre la meglio su peregrini scrupoli garantistici. La spinosa questione dell’accertamento processuale del dolo aveva da sempre                                                            20 BRICOLA, op. cit., p.11, propone l’esempio di Prospero FARINACCIO, De poenis temperandis, ed. Francoforte, 1605, pp. 135 ss.: “dolus praesumitur ex qualitate personarum: insolito delinquere; ex qualitate facti…; ex qualitate temporis; ex mendacio; ex violentia; in actu clam gesto; ex actu qui agenti non prodest et alteri nocet etc.” 21 Particolarmente perspicue le parole del Baldo riportate da PECORARO ALBANI, Il dolo, Pubblicazioni della facoltà giuridica di Napoli, 1955, p. 273. Il celebre commentatore d’età intermedia si riferiva esplicitamente alla idoneità del mezzo adoperato dall’omicida, “aptum ad inferendum mortem”, che doveva far prevedere all’agente la possibilità dell’evento: “debuit cogitare illud posse evenire. Non sufficit igitur delinquenti dicere: non putavi quia putare debuit” quindi risponde di omicidio “ac si habuisset animum occidendi”. 22 La dottrina del Carpzov cui si alludeva dianzi. 23 Tale dolus indeterminatus sussisterebbe quando l’autore è orientato alternativamente a più violazioni del diritto di un determinato genere (non a caso è chiamato anche dolus alternativus).
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Dolus in re ipsa

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Informazioni tesi

Autore: Angelo Roberto Cerroni
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2008-09
Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Giurisprudenza
Relatore: VincenzoScordamaglia
Lingua: Italiano
Num. pagine: 149

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Parole chiave

presunzione
sillogismo
accertamento
massime d'esperienza
prova indiziaria
dolus
dolo

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