Memristor: teoria e applicazioni

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13 D’altra parte il campo elettromotore agente nella presente situazione, in cui il conduttore è fisso, non è associabile alla parte magnetica della forza di Lorentz, ma a un campo elettrico indotto indicato ora con E I per il quale valgono le seguenti relazioni  S E I dr = – Z B d dt d Z        rot E I = –       dt dB Come abbiamo visto precedentemente, nel caso più generale, il campo elettrico E avrà anche il contributo di una componente elettrostatica E s il cui rotore è nullo. Di conseguenza la validità sperimentale della legge di Faraday implica che rot E = rot (E s + E I ) = –       dt dB (1.12) Questa equazione è fondamentale e risulta valida in ogni punto di regolarità dei campi. Essa mette in evidenza il fatto che un campo elettrico può essere generato non solo da cariche elettriche, ma anche da campi magnetici variabili nel tempo. La (1.12) è esprimibile in forma integrale come segue  S E dr = – Z B d dt d Z        (1.13) per ogni linea geometrica chiusa S. Legge di Gauss per il magnetismo. Fino all’esperimento di hans Christian Oersted del 1813 si riteneva che le interazioni fra magneti, e quelle fra magneti e la terra, non avessero niente in comune coi fenomeni elettrici: il magnetismo era considerato una parte della fisica a se stante. Un’importante caratteristica dei magneti è che essi sono sempre formati da due distinti poli, chiamati polo nord e polo sud; sull’ago della bussola, il polo nord è localizzato dalla parte del Nord geografico, il polo sud dalla parte opposta. Valgono per i poli magnetici le stesse proprietà che caratterizzano il comportamento delle cariche elettriche, per cui poli uguali si respingono e poli diversi si attraggono. Come fu osservato per la prima volta da Coulomb, i magneti hanno una importante proprietà: spezzandoli in due nel tentativo di separare l’uno dall’altro i due poli, si ottengono altri due magneti completi: il processo può continuare fino al livello dei costituenti elementari della materia, senza che si possa mai ottenere la separazione effettiva dei due poli. Pur tenendo conto delle difficoltà di una verifica sperimentale è interessante ricordare che nello sviluppo storico della magnetostatica si è ipotizzato di poter esprimere il modulo della forza esercitata nel vuoto fra due poli magnetici come F = k 2 2 1 0 2 2 1 r 4 p p r p p    In cui p 1 e p 2 rappresentano “l’intensità” dei poli e si può scrivere la costante di proporzionalità k in termini della cosiddetta permeabilità magnetica del vuoto 0  . La forza è diretta lungo la

Anteprima della Tesi di Luca Albertazzi

Anteprima della tesi: Memristor: teoria e applicazioni, Pagina 9

Laurea liv.I

Facoltà: Ingegneria

Autore: Luca Albertazzi Contatta »

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