La normativa comunitaria in materia di orario di lavoro

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18 danni sostanzialmente diversi a seconda del sesso, eccezion fatta ovviamente per i casi di gravidanza e puerperio, la Corte non avrebbe potuto dichiarare legittimo il divieto di lavoro notturno femminile 48 . È chiaro come la Corte di giustizia non abbia voluto legittimare indiscriminatamente il ricorso al lavoro notturno delle donne, bensì abbia invece affermato che, a fronte di un problema che tocca un diritto fondamentale come quello alla salute, parte del «nocciolo duro» del diritto del lavoro comunitario, le regole giuridiche devono essere «uguali» per tutti coloro che ne siano interessati, ferma restando la legittimità dell’obiettivo di limitare per tutti, nel miglior modo possibile, il ricorso a questo tipo di attività lavorativa 49 . I principi espressi nella sentenza Stoeckel, sono poi stati ribaditi dalla Corte in altre pronunzie su questioni analoghe 50 . Il carattere discriminatorio di misure istitutive di divieti, ancorché relativi, di lavoro notturno per ragioni di genere è stata ribadita, infatti, nelle successive sentenze Levy 51 e Minne 52 pur con qualche precisazione sulla possibile prevalenza, in ambito nazionale, di fonti di diritto internazionale ratificate dagli Stati prima dell’entrata in vigore del Trattato istitutivo delle Comunità europee. Il caso Levy non presenta problemi particolari, riguardando la medesima legislazione francese già presa in considerazione in Stoeckel e trattandosi, nuovamente, di una questione pregiudiziale formulata in occasione di un procedimento penale contro un imprenditore accusato di aver adibito alcune lavoratrici a turni di notte in violazione del vigente divieto legale 53 . Il caso Minne, viceversa, è più significativo, in quanto la questione della compatibilità comunitaria di una normativa nazionale all’origine di un divieto di lavoro notturno femminile è stata posta in termini diversi. Qui, la legge belga contestata prevede, infatti, un divieto generale di lavoro notturno, applicabile agli uomini e alle donne, affiancato però da un regime derogatorio di più ampia portata e maggiormente flessibile nei confronti dei lavoratori: cosicché, analogamente a 48 M. Roccella, La Corte di giustizia e il diritto del lavoro,, cit., p. 43. 49 Ivi, p. 44. 50 Cfr. M. Roccella, La Corte di giustizia e il diritto del lavoro, cit., pp. 57-66; G. Ricci, Orario di lavoro, cit., pp. 151-152. 51 Corte di giustizia 2 agosto 1993, C-158/91, Procedimento penale contro Jean-Claude Levy, in Racc., 1993, p. 4287. 52 Corte di giustizia 3 febbraio 1994, C-13/93, Office National de l’emploi, Onem, c. Madeleine Minne, in Racc., 1994, p. 371. 53 M. Roccella, La Corte di giustizia e il diritto del lavoro, cit., p. 57.

Anteprima della Tesi di Barbara Licenziato

Anteprima della tesi: La normativa comunitaria in materia di orario di lavoro, Pagina 13

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Barbara Licenziato Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

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