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La normativa comunitaria in materia di orario di lavoro

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11 Tale Raccomandazione presenta caratteri innovatori e anticipatori di politiche (anche nazionali) sull’orario di lavoro, come quelle che – indicando le quaranta ore settimanali come durata massima dell’orario normale di lavoro a livello comunitario (senza riduzione della retribuzione) e le quattro settimane come durata minima delle ferie – ne prevedevano un’applicazione “flessibile” attraverso la contrattazione collettiva 16 . Quattro anni dopo, nella Risoluzione approvata dal Consiglio il 18 dicembre 1979 17 sulla «ristrutturazione del tempo di lavoro», l’attenzione si sposta sulle misure di ristrutturazione dell’orario 18 , che «devono essere concepite nella prospettiva di un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e che devono contribuire a migliorare la protezione del lavoro e ad incoraggiare la partecipazione dei lavoratori al progresso economico e sociale». Nella Risoluzione si suggeriscono, in forma assai generica, alcune modalità di gestione del lavoro a turni e di riduzione degli orari annuali, in accordo con le parti sociali, nonché, più nettamente, la limitazione del ricorso sistematico al lavoro straordinario. In questo secondo caso, il Consiglio riconobbe come le «misure emanande» avrebbero dovuto essere comunque subordinate alla valutazione dei costi e della capacità produttiva delle imprese. Il Consiglio evidenzia il duplice profilo di politica sociale e di politica economica 19 . Sul piano della politica sociale, ispirandosi alla normativa OIL, la Risoluzione afferma che le misure di riorganizzazione del tempo di lavoro devono «essere concepite nella prospettiva di un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e […] della protezione del lavoro per incoraggiare la partecipazione dei lavoratori al progresso economico e sociale» (3° considerando). Inoltre, in adesione ad alcuni punti del Programma sociale del 1974, essa sosteneva che le misure suddette implicavano «una partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti» (6° considerando) e che esse, nella loro «coerenza globale», 16 G. Arrigo, Il diritto del lavoro nell’Unione Europea, cit., p. 202. 17 GUCE 4 gennaio 1980, n. L 2, p. 1. 18 «Il Consiglio sottolinea che la valutazione delle eventuali misure di ristrutturazione del tempo di lavoro deve tener conto di numerosi elementi, tra i quali, in prima linea, figurano l'incidenza sulla capacità produttiva delle imprese, le variazioni di produttività e la compensazione salariale ; che, nella ricerca delle misure da prendere, dovrebbero essere prese in considerazione le possibilità di decentramento, di differenziazione per settori e campi d'attività e di attuazione progressiva e che dette misure dovrebbero poter essere oggetto di un riesame». 19 G. Arrigo, Il diritto del lavoro nell’Unione Europea, cit., p. 202.
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La normativa comunitaria in materia di orario di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Licenziato
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze del Governo e dell'Amministrazione
  Relatore: Mariapaola Aimo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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Parole chiave

direttive comunitarie
sentenze della corte di giustizia
diritto dell'unione europea
orario di lavoro
art. 118a
clausola di opt-out
riposo settimanale
riposo giornaliero
ferie

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