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La normativa comunitaria in materia di orario di lavoro

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12 dovevano essere realizzate da tutte le parti interessate anche «nell’ambito di un dialogo e di una concertazione a livello comunitario» (7° considerando). Sul piano della politica economica, la Risoluzione era invece attenta ad inquadrare le suddette misure in una «strategia globale» diretta a «rafforzare il potenziale di crescita, competitività e di innovazione, a migliorare la situazione dell’occupazione e a far fronte all’emergenza di nuovi bisogni sociali in condizioni non inflazionistiche» (2° considerando), anche per la crescente rilevanza di «problemi strutturali del mercato del lavoro» (1° considerando). Maggiore fortuna non ebbe nemmeno la successiva iniziativa della Commissione. Si tratta di una seconda Raccomandazione sulla «riduzione e ristrutturazione del tempo di lavoro», presentata in Consiglio il 23 settembre 1983 20 sulla scorta delle indicazioni contenute nella precedente Risoluzione, rimasta allo stato di proposta poiché il Consiglio dei Ministri del Lavoro del giugno 1984 rifiutò di approvare un progetto giudicato impraticabile in relazione alla trattazione, finanche nell’ambito della soft law, di una materia “irrituale”, quale quella relativa alle connessioni fra organizzazione dei tempi di lavoro, competitività delle imprese e dinamiche occupazionali 21 . Come si vede, l’attenzione verso i rapporti tra riorganizzazione (e riduzione) del tempo di lavoro e obiettivi di politica occupazionale caratterizza anche le iniziative della Commissione negli anni Ottanta. Nel Memorandum del 1981, la Commissione indica infatti la «riorganizzazione del tempo di lavoro» come il primo dei sei «campi di intervento» di quello che andava costituendosi come «spazio sociale europeo» 22 . L’equazione «riduzione dell’orario-riduzione della disoccupazione» divise subito le Associazioni datoriali e le Organizzazioni dei lavoratori sia in ambito nazionale che europeo. Alla richiesta di un utilizzo più intenso dell’apparato produttivo e di una maggiore flessibilità nell’utilizzo della manodopera, le Organizzazioni sindacali contrapponevano l’esigenza di maggior tutela della salute dei lavoratori. Questa netta divergenza, non solo tra le parti sociali ma anche tra gli Stati membri, che adottavano discipline diverse, suggeriva una certa cautela nel porre mano a norme vincolanti sull’orario 23 . La nuova 20 La proposta di raccomandazione è in GUCE 26 ottobre 1983, n. L 290, p. 4. 21 Cfr. G. Ricci, Orario di lavoro, in A. Baylos Grau, B. Caruso, M. D’Antona, S. Sciarra, Dizionario di diritto del lavoro comunitario, cit., pp. 593-594. 22 G. Arrigo, Il diritto del lavoro nell’Unione Europea, cit., p. 203. 23 Ibidem.
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La normativa comunitaria in materia di orario di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Licenziato
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze del Governo e dell'Amministrazione
  Relatore: Mariapaola Aimo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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Parole chiave

direttive comunitarie
sentenze della corte di giustizia
diritto dell'unione europea
orario di lavoro
art. 118a
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