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Le problematiche dell'adulto in difficoltà: Genova e Torino due realtà a confronto

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essenzialmente economici, ed i sistemi di welfare state di quel periodo fondavano le proprie politiche di "antipovertà" su interventi automatici ed indifferenziati, caratterizzati dall'omogeneizzazione dell'accesso ai servizi. Le condizioni macroeconomiche a partire dall'inizio degli anni settanta hanno però smentito la funzionalità di queste politiche riportando, inoltre, l'attenzione sulle condizioni di povertà che ha riacquistato visibilità come social problem 5 , ovvero come fenomeno sociale: l'intento è quello di orientare la definizione di questo concetto sulla base di approcci maggiormente attenti all'eterogeneità e alla variabilità interna delle situazioni di povertà, infatti questo termine non indica più solo una deprivazione nel sottosistema delle risorse economiche, ma rinvia genericamente ad un disagio 6 . Il termine esclusione sociale nasce proprio come sviluppo ed integrazione al macro- concetto di povertà; con esclusione sociale si intende la rottura del legame sociale e lo scollamento dell'individuo dal suo gruppo di appartenenza. Quindi ancora di più ci si discosta dalla mera mancanza di un reddito adeguato, riferendosi invece a situazioni di deprivazioni caratterizzate da una dinamicità dei problemi. Sino ad una decina di anni fa, il generico rischio d'esclusione sociale veniva circoscritto prevalentemente all'interno di fasce di popolazione connotate da deprivazione culturale, da cronica dipendenza assistenziale e da manifesta incapacità d'integrazione: aveva infatti preso corpo l'idea secondo cui ogni persona è artefice del proprio destino, e che il fenomeno fosse quindi riconducibile ad una minoranza in certa misura "meritevole" di trovarsi in tale situazione. Oggi l'evoluzione delle situazioni di disagio colpisce la popolazione in maniera trasversale, generalizzando e diffondendo la vulnerabilità; attualmente la percezione generale è quella di un aggravarsi dell’utenza classica: l'avvento della crisi economica e delle sue ricadute su strati sempre più vasti della popolazione ha fatto 5 M. Bergamaschi, "Contrasto alla povertà e all'esclusione: quale coesione sociale e quale cittadinanza?", in G. Costa (a cura di), La solidarietà frammentata. Le leggi regionali sul welfare a confronto, Bruno Mondadori, Milano, 2009; M. Bergamaschi, Ambiente urbano e circuito della sopravvivenza, FrancoAngeli, Milano, 1999 Maurizio Bergamaschi, ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, utilizza questo termine in entrambi i testi per rendere l'idea sia degli ampi confini di definizione del termine di povertà, utilizzato spesso come unico contenitore di differenti disagi e fragilità, sia per evidenziare che le situazioni di povertà non possono essere considerate come qualcosa di marginale, uno scarto, ma sono strettamente legate alla struttura delle nostre società: risulta oggi difficile collocare le nuove forme di povertà alla periferia della città, poiché esse le attraversano e si collocano al centro dei processi di trasformazione sociale. 6 La dilatazione semantica di questa nozione è legata, secondo Bergamaschi, alla crisi di cittadinanza che, tra le altre, a partire dagli anni Ottanta ha modificato la natura delle problematiche e delle richieste rivolte ai Servizi Sociali: è la possibilità stessa dell'inclusione dell'individuo nella propria società di appartenenza che risulta profondamente compromessa. Tra le diverse situazioni di povertà non vi sono differenze di grado e di intensità ma si collocano lungo un continuum di situazioni di deprivazione. 12
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Informazioni tesi

  Autore: Martina Sacconi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Fabio Cappello Rizzarello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 145

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Parole chiave

servizi sociali comunali
disagio abitativo
esclusione sociale
povertà
genova
torino
adulti in difficoltà

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