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L’ istituto dell'amicus curiae nella funzione giurisdizionale internazionale

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16 l’amicus, qualora volesse partecipare, ne facesse previa esplicita richiesta alla corte, mentre, qualora fosse stata la corte stessa a ritenerne appropriato l’intervento, il filtro della richiesta preventiva veniva meno. Alcune corti potevano poi richiedere che la memoria contenesse elementi di novità rispetto a quanto presentato dalle parti, altre ammettevano gli amici allo scopo di rinforzare argomenti che le parti avevano esposto in modo debole o poco convincente; altre guardavano a chi chiedeva di essere ammesso come “amico”, e basavano la loro decisione sul presumibile aiuto che tale soggetto potesse apportare alla corte. Nei casi più permissivi poi, la corte consentiva la presentazione di amici in ogni caso in cui questo sembrava giustificato dalle circostanze, mentre ci furono di contro tribunali che ammisero gli “amici” solo previo consenso delle parti principali della causa. Ma l’approccio più efficace in relazione alla funzione che tale mezzo si proponeva di avere, fu quella che ne permetteva la partecipazione alla sola condizione che la corte lo considerasse utile alla luce del buon funzionamento della giustizia, e che lasciava quindi piena discrezionalità ai giudici. La funzione originaria dello strumento era sostanzialmente quella di richiamare l’attenzione della corte su cause che presentassero aspetti collusivi tra le parti, in cui o il procedimento stesso era fraudolento o che mirasse a precludere illegalmente gli interessi delle parti terze.
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Informazioni tesi

  Autore: Martina Blancodini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberto Oddenino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 223

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