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Architettura e rumore

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4 Vitruvio, in accordo con la teoria musicale esposta, propone di disporre, in apposite celle ricavate sotto le gradinate della cavea, dei vani risuonatori, per potenziare la diffusione delle voci provenienti dal palcoscenico. Ciò risiede nell’esigenza di realizzare un teatro “perfetto” con la valorizzazione ottimale delle proprietà acustico – musicali. [1] Ita ex his indagationibus mathematicis rationibus fiant vasa aerea pro ratione magnitudinis, theatri, eaque ita fabricentur, ut cum tangantur sonitum facere possint inter se diatessaron diapente ex ordine ad disdiapason. Postea inter sedes theatri constitutis cellis ratione musica ibi conlocentur ita, uti nullum parietem tangant circaque habeant locum vacuum et ab summo capite spatium, ponanturque inversa et habeant in parte, quae spectat ad scaenam, suppositos cuneos ne minus altos semipede; contraque eas cellas relinquantur aperturae inferiorum graduum cubilibus longae pedes duo, altae semipede. [2] Designationes autem eorum, quibus in locis constituantur, sic explicentur. Si non erit ampla magnitudine theatrum, media altitudinis transversa regio designetur et in ea tredecim cellae duodecim aequalibus intervallis distantes confornicentur, uti ea echea quae supra scripta sunt, ad neten hyperbolaeon sonantia in cellis quae sunt in cornibus extremis, utraque parte prima conlocentur, secunda ab extremis diatessaron ad neten diezeugmenon, tertia diatessaron ad paramesen, quarta ad neten synhemmenon, quinta diatessaron ad mesen, sexta diatessaron ad hypaten meson, in medio unum diatessaron ad hypaten hypaton. [3] Ita hac ratiocinatione vox a scaena uti ab centro profusa se circumagens tactuque feriens singulorum vasorum cava excitaverit auctam claritatem et concentu convenientem sibi consonantiam. Sin autem amplior erit magnitudo theatri, tunc altitudo dividatur in partes IIII, uti tres efficiantur regiones cellarum transverse designatae, una harmoniae, altera chromatos, tertia diatoni. Et ab imo quae erit prima, ea ex harmonia conlocetur ita uti in minore theatro supra scriptum est. [1]Così in base a queste indagini mediante principi matematici siano fatti vasi bronzei in rapporto alle dimensioni del teatro ed essi siano foggiati in modo tale che quando sono colpiti possano dar luogo a suoni tra di loro di diatessaron, diapente in ordine fino al disdiapason. Quindi costituite delle celle tra i posti a sedere del teatro, siano collocati colà con criterio musicale in modo tale che non tocchino alcun muro, abbiano all’intorno un vano vuoto e dello spazio sulla sommità, siano posti rovesci, nella parte che guarda verso la scena abbiano dei cunei di supporto alti non meno di mezzo piede, e innanzi a tali celle siano lasciate aperture larghe due piedi, alte mezzo piede rivolte alle assisi dei gradini inferiori. [2] Le loro disposizioni poi, in quali luoghi siano costituiti, siano regolate in tal modo. Se il teatro non sarà di grandi dimensioni, si designi la fascia trasversale a metà dell’altezza e in essa si facciano a volta tredici celle distanziate da dodici intervalli uguali, affinchè tali risuonatori che sopra sono stati citati, quelli che suonano in nete hyperbolaeon siano collocati da ambedue le parti all’inizio, nelle celle che si trovano all’estremità, nei secondi posti dalle estremità quelli di diatessaron in nete diezeugmenon, nei terzi quelli di diatessaron in paramese, nei quarti quelli di nete synemmenon, nei quinti quelli di diatessaron in mese, nei sesti quelli di diatessaron in hypate meson, al centro uno solo di diatessaron in hypate hypaton. [3] In tal modo con questo calcolo la voce proveniente dalla scena diffondendosi come dal centro e muovendosi all’intorno e colpendo con percussione le pareti concave dei singoli vasi otterrà un’aumentata sonorità che per l’accordo si addice alla consonanza con tale voce. Se invece le dimensioni del teatro saranno maggiori, allora l’altezza sia divisa in 4 parti, affinché siano create tre fasce di celle disposte trasversalmente, una dell’armonia, la seconda del croma, la terza del diatono. E la fascia che sarà prima dal basso, sia installata conformemente all’armonia così come è stato scritto per il teatro più piccolo. (Vitruvio – De architectura, libro quinto, 5,1-3) 2. Nei testi della letteratura classica: il rumore di calpestio Nei testi classici si possono trovare riferimenti al fenomeno acustico del rumore di calpestio: in genere il rumore non era legato al disturbo arrecato quanto alla possibilità di essere individuati dai nemici in situazioni belliche. […] e si rompe ogni sonno: così questi rotto il dolce sopor su le palpebre, notte vegliano amara, ognor del piano alla parte conversi, ove s’udisse nemico calpestìo (Omero – Iliade, Libro X)
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Architettura e rumore

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Rossotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Adriano Magliocco
Coautore: Davide Calzia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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Parole chiave

acustica
barriere vegetali
barriere acustiche
rumore
acustica architettonica
rumore ferroviario
progettazione acustica
progettazione sostenibile
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