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Cybercrime. Analisi empirica e normativa dei reati informatici. La cooperazione internazionale.

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elettronici e delle reti telematiche. Sui reati informatici, detti nel mondo anglosassone “ cybercrimes” , esiste una vera e propria congerie di termini tecnici, quasi esclusivamente in lingua inglese, tale da disorientare chiunque non sia un programmatore o un ingegnere. Tuttavia, senza una minima conoscenza -sia pur approssimativa ed atecnica- delle maggiori minacce per le tecnologie informatiche, si rischia di perdere di vista il significato concreto delle disposizioni penali previste nel nostro ordinamento e negli atti internazionali. 1. Metodi rudimentali e sofisticati di intrusione nei sistemi e nelle reti A prima vista, i comportamenti illeciti aventi ad oggetto un dispositivo informatico sembrano essere caratterizzati da un alto grado di abilità tecnica da parte dell'autore; questa impressione iniziale, però, deve essere assolutamente smentita. Dobbiamo premettere che anche le violazioni più complesse possono essere compiute da soggetti privi di competenze specifiche, grazie a particolari programmi scaricati da Internet e poi semplicemente avviati dal proprio computer (si pensi alla difusione di virus oppure all'intercettazione di comunicazioni online, oggi consentite da applicazioni pronte all'uso e condivise gratuitamente sul Web). Inoltre, alcune tecniche di sabotaggio delle apparecchiature elettroniche impiegano strumenti rudimentali. Basta infatti una semplice calamita per smagnetizzare i nastri interni alle memorie fisiche di computer, oppure un piccolo radiotrasmettitore (detto blue box ) per disturbare le comunicazioni tra modem telefonici. Questa osservazione preliminare ci consente di spiegare la terminologia inerente la criminalità informatica evitando oscuri tecnicismi, dato che in molte situazioni i meccanismi ad essa sottostanti sono addirittura banali. I casi di hacker geniali rappresentano invero solo una minima percentuale della casistica complessiva. Partiamo dunque con il definire l' hacking stesso: esso è un comportamento volto a violare la sicurezza dei sistemi informatici e delle reti telematiche. In linea di principio l'accesso abusivo a un dispositivo elettronico non è animato da un fine di lucro, bensì da un mero scopo ludico. Non è infrequente, tuttavia, che il soggetto, una volta superate le barriere di protezione, decida di copiare le informazioni contenute nel sistema violato, oppure di inserirvi un programma dannoso 11 . SIEBER U., The international handbook for computer crime. Computer-Related Economic Crime and the Infringements of Privacy, New York, 1986. 11 Il termine hacker verrà utilizzato nella presente esposizione in senso lato, poiché in realtà sotto questo nome si cela una galassia di diversi tipi di “creativi dell'informatica”, contraddistinti dalle finalità delle loro azioni. Esistono infatti gli hacker dal cappello bianco ( white hat hacker), grigio ( gray hat) e nero ( black hat hacker), a seconda della liceità o meno delle loro operazioni. I bianchi sono noti come gli hacker “ buoni”, cioè intenti a scovare e segnalare falle nella sicurezza, mentre i neri sono conosciuti meglio con l'appellativo di cracker , ossia i distruttori, che usano il computer solo per cagionare danni. I grigi si collocano in una zona intermedia, compiendo alcune volte attività illegali e altre volte “buone azioni”. La distinzione interna tra le categorie di hacker è comunque assai labile, perché basata solo sulle intenzioni e non sui risultati concreti delle condotte, che sono gli unici a interessare il diritto penale. Adotteremo dunque il termine hacker in senso ampio, includendovi coloro che nel gergo informatico sarebbero definiti cracker. In senso 10
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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Spinosa
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Scuola Sup. di Studi Univ. e Perfezionamento S.Anna di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Tullio Padovani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

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