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Il reinserimento lavorativo dei soggetti in stato di disagio sociale

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17 “La richiesta di lavoratori all’ufficio di collocamento da parte del datore di lavoro deve essere numerica, per categoria e qualifica professionale” (art. 14, c. 1). Una volta ricevuta la richiesta di assunzione l’ufficio competente procederà all’atto finale della propria attività di intermediazione, avviando presso il datore i lavoratori iscritti nelle proprie liste, tenendo conto della categoria e della qualifica richiesta. A tal fine il lavoratore dovrebbe essere individuato dall’Ufficio secondo criteri obiettivi, in funzione del carico familiare, della situazione economica e patrimoniale, dell’anzianità di iscrizione nelle liste (art. 10, c. 3, legge n. 56/87). “Un cenno a parte merita la questione concernente le relazioni intercorrenti tra l’atto di avviamento ed il contratto di lavoro, al fine di stabilire se con l’avviamento operato dall’ufficio di collocamento si perfezioni il contratto di lavoro, o se questo sorga solo in seguito, per effetto di una diretta stipulazione tra le parti. In quest’ultimo senso è orientata la prevalente dottrina, considerando l’atto di avviamento come un elemento estrinseco al contratto che agisce semplicemente come condizione della sua validità” 18 . La Corte di Cassazione ha previsto tuttavia che “il datore di lavoro, che ometta o ritardi l’assunzione dei lavoratori avviati, è tenuto, salvo prova liberatoria a suo carico ex art. 1218 c.c., all’obbligo (derivante da responsabilità contrattuale) di risarcire i danni subiti dai predetti lavoratori e coincidenti, di norma, con le retribuzioni non percepite dai medesimi, tranne i casi in cui questi, nel periodo per il quale si è protratto l’inadempimento, abbiano trovato altra proficua occupazione o siano rimasti disoccupati per loro negligenza” 19 . L’avviamento da parte dell’Ufficio non determina quindi l’obbligo di concludere il 18 U.COLETTA, Collocamento dei lavoratori, in Encicl. Dir., VII, Milano, 1960, pag. 437. E’ infatti annullabile, ai sensi dell’art. 2098 c.c., il contratto di lavoro concluso in violazione delle disposizioni sul collocamento. Alla previsione del c.c., che attribuisce al pubblico ministero la legittimazione della relativa azione, si aggiunge quella dell’art. 33 dello statuto dei lavoratori (legge n. 300/70), che attribuisce analoga facoltà al direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro. In ogni caso, il mancato esercizio dell’azione di annullamento del contratto da parte del pubblico ministero, ex art. 2098 c.c., per violazione delle norme sul collocamento, non inficia la validità del rapporto di lavoro. Per ciò che concerne in particolare l’attività di mediazione nell’avviamento al lavoro, essa viene prevista e punita dall’art. 27 della legge n. 264/49 (modificato da ultimo, dall’art. 10 legge n. 56/87), il quale prevede sanzioni di tipo penale per chi esercita la mediazione, e di tipo amministrativo-pecuniario per i datori di lavoro che non assumono tramite gli Uffici di collocamento. 19 C.CASS., 16. 3. 1988, n. 2465, GI, 1988, pag. 132. Contra, per l’insussistenza del diritto al risarcimento del danno, C.CASS. 15. 3. 1984, n. 1772, MFI, 1984, pag. 347.
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Il reinserimento lavorativo dei soggetti in stato di disagio sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Comunelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Mariavittoria Ballestrero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

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