Il reinserimento lavorativo dei soggetti in stato di disagio sociale

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6 che questi soggetti siano posti ai margini della società, e non siano in grado di godere di pieni diritti o di fornire un utile contributo alla collettività. In particolare, le problematiche riguardanti i soggetti in stato di disagio sociale all’interno del mondo del lavoro sono duplici: da un lato occorre garantire pari opportunità nella ricerca delle occasioni di lavoro; dall’altro lato è necessario salvaguardare questi lavoratori da eventuali discriminazioni sul posto di lavoro, legate alla loro criticità nei rapporti personali od ad un presunto minor apporto alla produttività dell’azienda in cui vengano inseriti. Il legislatore ha affidato per lungo tempo ai meccanismi del collocamento ordinario, le sorti dei lavoratori provenienti dall’area del disagio. La sostanziale ineffettività del principio dell’avviamento numerico (legge n. 264/49), che avrebbe dovuto garantire la massima imparzialità nella ricerca delle occasioni di lavoro, ha posto però questi soggetti in una situazione di estrema criticità, risultando nel contempo insufficiente l’avviamento dei disabili appartenenti alle c.d. “categorie protette” realizzato secondo le norme del collocamento obbligatorio, legge n. 482/68. A tale meccanismo vincolistico, diretto a garantire l’accesso al lavoro a determinate categorie tassativamente individuate dalla legge, si affianca, per il collocamento ordinario, l’istituto della riserva previsto dall’art. 25 legge n. 223/91. Tale istituto, nato come forma di temperamento della generalizzazione della richiesta nominativa, individua quali beneficiari delle assunzioni in quota riservata, un insieme eterogeneo di lavoratori: le c.d. “quote (o fasce) deboli”. Accanto ai lavoratori iscritti alle liste di mobilità ed ai disoccupati di lungo periodo è prevista l’individuazione, mediante delibera della Commissione Regionale per l’Impiego (CRI), di particolari categorie di lavoratori, determinate anche per specifiche aree territoriali. Questa particolare categoria “aperta”, grazie ad un’estrema flessibilità d’utilizzo, può essere utilizzata da parte della CRI in chiave promozionale, al fine di favorire da un lato il collocamento dei soggetti in stato di disagio sociale, e dall’altro lato la soluzione di peculiari problematiche occupazionali che si verifichino a livello locale. La prima parte del lavoro è diretta ad illustrare l’evoluzione della disciplina del collocamento, ed a chiarire quindi la ratio degli interventi realizzati in tema di avviamento al lavoro in questi ultimi anni.

Anteprima della Tesi di Enrico Comunelli

Anteprima della tesi: Il reinserimento lavorativo dei soggetti in stato di disagio sociale, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Enrico Comunelli Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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