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Il reinserimento lavorativo dei soggetti in stato di disagio sociale

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13 cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, c. 2, Cost.). Coerentemente “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto” (art. 4, c. 1, Cost.). L’intervento pubblico sul mercato del lavoro si caratterizza però per una stratificazione legislativa che, nel suo insieme, riflette l’evolversi delle congiunture politiche ed economiche succedutesi nel corso degli anni. E’ infatti possibile suddividere la sequenza legislativa in una triplice fase che, apertasi sul finire degli anni ‘60, si è protratta a tutt’oggi 10 . La prima fase, che si prolunga sino alla metà degli anni ‘70, è quella della c.d. legislazione garantista-promozionale, nata sull’onda della grande spinta sociale e sindacale esplosa nel biennio 1968-69, legislazione rivolta però, in larga parte, alla tutela della sola mano d’opera occupata e priva quindi di iniziative promozionali a favore dei lavoratori disoccupati. La seconda fase, nota come quella del c.d. diritto dell’emergenza, si protrae fino all’inizio degli anni ‘80, e testimonia una prima inversione di tendenza che mira ad una deregolazione dei processi gestionali del mercato del lavoro. 10 La stessa legge n. 264/49 è frutto di un serrato dibattito politico. Come osserva L.MARIUCCI, Collocamento, in Encicl. Giur., VI, Roma, 1988, pag. 2-3, al momento del varo della legge, occorreva stabilire le forme della gestione e i modi di avviamento del collocamento. Sotto il primo aspetto si pose l’alternativa tra “statalizzazione” e “sindacalizzazione”. Nell’immediato dopoguerra la situazione di fatto appariva contraddittoria: in alcune provincie, specialmente nel settentrione, il collocamento era gestito direttamente dalle associazioni sindacali, in altre era amministrato dagli Uffici del lavoro. La CGIL e le forze di sinistra proponevano di adottare l’ipotesi della sindacalizzazione, affidando i compiti relativi all’avviamento a commissioni sindacali sottoposte a controllo pubblico. La maggioranza di governo optò invece per una diversa scelta, ispirata al fine di conservare al collocamento il carattere di pubblica funzione. Ne risultò una soluzione di compromesso a basso profilo: il servizio del collocamento fu affidato agli Uffici provinciali del lavoro e alle loro sezioni staccate (art. 24, legge n. 264/49), mentre ad un ruolo marginale, se non meramente virtuale, furono relegate le commissioni di controllo a partecipazione sindacale. Per ciò che concerne il problema dell’avviamento, entrò invece in gioco la nota alternativa tra avviamento nominativo e numerico. Nel primo caso si lascia al datore di lavoro libertà di scelta tra gli iscritti alla lista, nel secondo la mediazione pubblica si spinge fino ad individuare l’altro contraente in base a requisiti professionali indicati ed alle graduatorie di avviamento. La legge n. 264/49 optò, formalmente, per quest’ultima soluzione. In apparenza veniva adottato un sistema vincolistico: obbligo di iscrizione alle liste, obbligo di richiesta al competente Ufficio per chi voglia assumere, avviamento numerico salvi i casi in cui siano ammesse richieste nominative, assunzioni dirette o passaggi diretti da azienda ad azienda. Fu però proprio questo largo numero di eccezioni a trasformare il principio generale in eccezione.
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Il reinserimento lavorativo dei soggetti in stato di disagio sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Comunelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Mariavittoria Ballestrero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

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