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La Comprensione del Testo Orale in Bambini con Regolare Sviluppo del Linguaggio e Bambini con Disturbo Specifico del Linguaggio: quali differenze?

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5 compongono sono semanticamente connesse, parlano della stessa cosa, hanno in comune un argomento o un tema (Van Dijk, 1995). Fin dalla più tenera età il bambino si trova immerso nel mondo delle narrazioni: non solo fiabe, favole e storie tipiche della cultura in cui vive, ma anche racconti di esperienze quotidiane in cui i protagonisti possono essere personaggi familiari o addirittura loro stessi, come accade nei racconti autobiografici. Molto spesso si tratta di racconti ripetitivi che si intrecciano per costruire l’identità del soggetto, e che ne fanno la sua biografia e il modo in cui “si racconta” a se stesso e agli altri (Smorti, 1997; Cavarero, 1997). Le narrazioni, sia quelle fantastiche, sia quelle verbali sia quelle visive o audiovisive accompagnano il bambino per tutta la vita, che senza esserne sempre pienamente consapevole, entra ed esce continuamente da qualche narrazione. Poiché si possa parlare di testi narrativi, è necessario distinguere fra questi e altri tipi di testi: occorre, quindi, avere a disposizione dei criteri che ci permettono di distinguere e individuare caratteristiche condivise da quella classe di testi che chiamiamo appunto storie o narrative e che però non sono possedute da altre classi (testi argomentativi, scientifici, ecc.). Questa operazione non è facile dato che la gamma di testi che si possono considerare narrativi è piuttosto vasta, si va dalla semplice storia composta di un solo episodio, al romanzo che narra lo svolgersi di una lunga sequenza di episodi connessi da legami causali e temporali, a volte non lineari, in cui sono raccontate le vicende di numerosi personaggi. A questa differenza si aggiungono, poi, le diversità di stile, per cui ci sono racconti in terza persona o in prima persona e le diversità nel ritmo di narrazione a seconda che lo scopo dell’autore sia di comunicare solo le informazioni salienti o di spingere il lettore a soffermarsi più a lungo su alcune sequenze narrative. Queste diversità rendono difficile l’individuazione di criteri univoci per distinguere le narrative da tutti gli altri tipi di testi e per definire che cosa si intende quando si parla di testo narrativo. Nonostante ciò, nella nostra cultura ciascuno possiede una specie di “conoscenza intuitiva”, spontaneamente costituita attraverso l’ascolto e la lettura di questo tipo di testi, che ci permette di riconoscere una storia e di discriminare un racconto da una descrizione, un film da un documentario, una novella da un saggio e così via (Stein e Glenn, 1979). La struttura testuale di una storia è caratterizzata da un’organizzazione formale comune a ciascun testo riconosciuto come storia. La grammatica delle storie descrive tale organizzazione, individuando le parti di cui una storia è costituita e le rispettive relazioni causali e temporali. La conoscenza implicita di
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Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Peroni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Maria Chiara Levorato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

FAQ

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dsl
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