Politiche della salute. Percorsi critici della medicina contemporanea

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15 salute è generalmente connotata come assenza di malattia. Leibniz, ad esempio, nella Teodicea (1710), sostiene che è il dolore a far conoscere all’uomo l’importanza della salute, il cui valore è da lui notato solo nel momento in cui ne è privato. Kant, ne il Conflitto delle facoltà (1798), afferma che non esiste una scienza della salute. La salute è un concetto volgare e non scientifico – laddove “volgare” non indica “triviale”, bensì “comune”, comprensibile da tutti. La definizione di salute di Leriche, condivisa da Canguilhem, compare anche molti anni prima, nella sua tesi del ’43. Prima di giungere al pensiero del fisiologo francese, tuttavia, Canguilhem elabora una dettagliata descrizione della nascita del concetto di “normale” e delle sue differenze con il “patologico”, non prima di aver chiarito, nell’Introduzione, il senso di un’opera avente per oggetto la medicina e la filosofia: «La filosofia è una riflessione per la quale ogni materia estranea è buona, anzi potremmo dire: per la quale ogni buona materia deve essere estranea. Poiché abbiamo intrapreso gli studi medici pochi anni dopo la fine degli studi filosofici, e parallelamente all’insegnamento della filosofia, dobbiamo qualche parola di spiegazione a proposito delle nostre intenzioni. Non è necessariamente per conoscere meglio le malattie mentali che un professore di filosofia può interessarsi alla medicina. E tanto meno per esercitarsi in una disciplina scientifica. Ciò che esattamente ci attendevamo dalla medicina era un’introduzione a problemi umani concreti. La medicina ci appariva, e ancora ci appare, come una tecnica o un’arte situata su un crocevia tra diverse scienze, piuttosto che come una scienza in senso proprio» 12 . Canguilhem parte dalla classificazione delle malattie: nell’epoca in cui egli scrive le malattie sono distinte in base alla localizzazione dei sintomi. Si tratta, appunto, di una concezione “localizzazionista” o “ontologica” della malattia, alla quale si oppone quella “totalizzante” o “dinamico-funzionale” propria della medicina greca: la malattia consiste in un disturbo che colpisce la natura umana, risultato di armonia ed equilibrio, e non è localizzabile, pertanto, in una parte specifica dell’uomo ma nella totalità del suo essere. La natura compie uno sforzo per generare un nuovo equilibrio all’interno del corpo: «La malattia è una reazione generalizzata il cui scopo è la guarigione» 13 . I medici oscillano continuamente tra le due teorie, non negandone nessuna. Malattia e salute – normale e patologico – sono caratterizzate da una differenza di tipo qualitativo. È, dunque, erroneo considerare 12 G. CANGUILHEM, Il normale e il patologico, cit., pp. 9-10. 13 Ivi, p. 16.

Anteprima della Tesi di Paola Ciaramella

Anteprima della tesi: Politiche della salute. Percorsi critici della medicina contemporanea, Pagina 13

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paola Ciaramella Contatta »

Composta da 154 pagine.

 

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