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Instabilità e crisi finanziaria: il caso dell'Irlanda

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2.2 La teoria della deflazione da debiti “[...] the very effort of individuals to lessen their burden of debts increases it. […] The more the debtors pay, the more they owe” (Fisher, 1933, p. 344). Fisher elaborò la sua teoria della deflazione da debiti a crisi ancora in corso, presentandola in pubblico per la prima volta a un convegno accademico nel 1932 e per esteso nel volume Booms and Depressions (1932). Una versione più sintetica della teoria fu pubblicata sulla rivista Econometrica, con il titolo The Debt-Deflation Theory of Great Depressions (1933). In quest'articolo egli diede una spiegazione, suddivisa in 49 paragrafi, dei meccanismi che avevano portato non solo alla crisi ma anche, dopo apparenti segni di recupero, al successivo aggravarsi. Il nome della teoria racchiude i due principali elementi scatenanti, ovvero una situazione iniziale di sovraindebitamento cui si aggiunge un processo dinamico di riduzione dei prezzi (deflazione). Il ragionamento di Fisher nasce come approfondimento della teoria del ciclo economico, da lui definita come parte dello studio del disequilibrio economico. Invece di un unico ciclo egli parla di molteplici cicli coesistenti, che si influenzano a vicenda, e di cui la storia economica finisce per essere il risultato. Il movimento del ciclo “libero” è simile a quello di un pendolo in oscillazione, delle onde dell'oceano o di una barca in balia di esse (1933). In condizioni normali tutte le variabili economiche tendono verso un equilibrio stabile, come oscillazioni del pendolo che diminuiscono sempre più la loro ampiezza fino a ritornare all'equilibrio. Eppure allo stesso modo è assurda l'assunzione che, nel lungo periodo, questo equilibrio possa mantenersi immobile, e ciò a causa della natura intrinseca dell'agire umano, sempre in cerca del massimo profitto. Superando dunque la concezione del mercato come forza auto-stabilizzante, fu tra i primi a rifiutare l'assunto che la sfera finanziaria fosse scollegata e neutra rispetto a quella dell'economia reale. In futuro verrà infatti da altri dimostrato come essa rechi conseguenze concrete sulle variabili reali quali investimento, reddito e occupazione. La domanda cui si trattava a questo punto di rispondere era: come è possibile che alcune oscillazioni fossero maggiori di altre, al 11
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Instabilità e crisi finanziaria: il caso dell'Irlanda

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Ferrando
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: comunicazione multimediale e di massa
  Relatore: Lino Sau
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 257

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