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Il ruolo dell'autorità giudiziaria nella gestione della crisi di impresa

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5 riducendo i poteri e i controlli facenti capo al giudice e attribuendoli in primo luogo ai creditori, in quanto titolari degli interessi di cui si controverte davanti al tribunale fallimentare e poi al commissario giudiziale e al professionista attestatore, dal momento che il legislatore delle riforme intendeva perseguire una finalità di maggiore efficienza e snellezza nella regolazione delle crisi d'impresa attraverso la riforma di queste procedure concorsuali che fino a quel momento non si erano dimostrate all'altezza delle aspettative 3 . Il problema è quindi rappresentato dal determinare l'intensità dei poteri dell'autorità giudiziaria nell'assetto normativo risultante dalle riforme, dal quale risulta una nuova disciplina degli istituti, con un rinnovato equilibrio tra i poteri facenti capo al giudice e quelli attribuiti a creditori, professionista attestatore e commissario giudiziale, il quale ha portato alcuni a definire come “privatizzata” 4 la natura delle procedure, nel quadro della contrapposizione tra la naturale tendenza da parte della giurisprudenza di merito ad adeguarsi con maggiore lentezza alle novità proposte dalla riforma ed a interpretarle in una maniera più restrittiva e la necessità di applicare alle controversie la normativa riformata con il conseguente nuovo assetto di poteri. Per quanto riguarda il Concordato Preventivo il problema della definizione dei poteri giudiziali emerge nelle fasi in cui si articola l'istituto: l'ammissione, la votazione, l'omologazione, l'esecuzione e l'eventuale revoca. All'interno di queste si verificherà quale sia l'estensione dei poteri giudiziali in relazione ai profili della valutazione della convenienza economica della proposta 5 , del controllo 3 Tra gli interventi riformatori sulla Legge Fallimentare ritengo necessario citare la novellazione dell'articolo 6 co. 1 “Il fallimento è dichiarato su ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero” ad opera del D. Lgs n. 5 del 2006 che ha espunto la locuzione “ d'ufficio”, sintomo a mio avviso della virata in direzione privatistica imposta agli istituti dalla riforma. 4 Massimo Fabiani “Contratto e processo nel Concordato Fallimentare” pagg. 15-22 L'autore utilizza il termine natura privatizzata degli istituti per descrivere la ratio delle riforme del titolo III della Legge Fallimentare, ovvero di trasformare il Concordato Preventivo e gli Accordi di Ristrutturazione in “strumenti rapidi ed efficaci ai fini della regolazione della crisi d'impresa”, con la sottrazione di poteri al giudice e la riattribuzione a creditori, commissario giudiziale ( non presente negli Accordi) e professionista attestatore. Fabiani nel prosieguo dell'opera citata si occupa di definire quale sia la natura preponderante nei due istituti dopo le riforma della L. Fall., se quella processuale o quella contrattuale, giungendo alla conclusione che solo la prassi economica potrà rivelarlo con certezza, pur nella premessa che il contratto rappresenti solo “una maniera per realizzare la gestione dell'insolvenza, ma non l'essenza dell'istituto” 5 E' stato espunto il riferimento alla valutazione della convenienza economica della proposta da parte del giudice, che compariva nel testo anteriore al D. Lgs n. 5 del 2006 dell'articolo 181 " Sentenza di
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Informazioni tesi

  Autore: Davide Orsano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Fabio Marelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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Parole chiave

ristrutturazione
diritto fallimentare
fallimento
concordato
legittimità
ristrutturazione debito
concordato preventivo
crisi aziendale
crisi impresa
debiti
ex articolo 182 bis
ex 182 l. fall.
ex 161 l. fall.

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