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Gli askoi ad anello tardo-villanoviani ed orientalizzanti dell'Italia centrale tirrenica

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12 non viene precisata la funzione d’uso di questi recipienti, dall’altro l’articolo della Peserico fornisce dati importanti sull’origine della forma ad anello verticale, per la quale evidenzia il ruolo di Rodi in qualità di area di acquisizione della ceramica orientale e di centro di produzione e distribuzione di prodotti locali. Secondo l’interpretazione della studiosa, basata sui materiali rinvenuti in Campania, l’interazione greco - fenicia avvenuta a Rodi si sarebbe protratta, successivamente, nella colonia greca di Pitecusa, dove numerosi erano i residenti orientali, per svilupparsi ulteriormente in un progressivo processo di acculturazione che interessò le vicine società etrusco - laziali. Sempre al 2000 si data la ricerca sui kernoi circolari effettuata da Andrea Bignasca 27 , che prende in esame gli esemplari databili a partire dal Bronzo Antico fino all’età arcaica e provenienti dal Vicino Oriente, da Cipro, dall’Egeo, dalla Grecia, nonché quelli ritrovati nelle colonie fenicie e in ambito italico ed etrusco. Con la sua ricerca, Bignasca sostiene la tesi secondo la quale il “motivo” del kernos circolare si sia diffuso dall’Oriente verso Occidente nell’arco di quasi quattro millenni, mantenendo una sostanziale unitarietà tipologica e iconografica. Sebbene lo studio del Bignasca prenda in esame una tipologia vascolare diversa dagli askoi ad anello, ovvero i kernoi 28 precedentemente menzionati da Camporeale nel suo saggio del ‘64, egli propone un ricco catalogo in cui compaiono quegli askoi villanoviani di Tarquinia, Vetulonia e Bisenzio che da più parti e più volte sono stati ritenuti i prototipi degli esemplari orientalizzanti. Non a caso l’autore, nell’elencare gli esemplari più antichi di provenienza italiana, cita gli esemplari villanoviani e a protome animale che presentano strette affinità morfologiche e iconografiche con gli altri reperti orientali da lui esaminati. L’attuale ricerca che prende avvio analizzando i reperti villanoviani e prosegue con l’esame di quelli orientalizzanti si presenta, in qualche modo, come un naturale seguito del lavoro di Bignasca. Per questo motivo, pur con la dovuta cautela, il lavoro di Bignasca è stato tenuto in considerazione, sia come spunto iniziale per individuare esemplari non 27 BIGNASCA 2000. 28 Come lo stesso autore specifica all’inizio del suo lavoro, per kernos si intende un recipiente vascolare dotato di una base ad anello generalmente cava all’interno e sulla quale vengono fissate un minimo di due aggiunte molto diversificate di natura simbolica (elementi antropomorfi, zoomorfi, vegetali e pure vasetti miniaturistici). Le aggiunte sono generalmente cave all’interno e comunicanti con l’anello. Questi vasi venivano solitamente utilizzati in qualità di strumenti di culto o durante specifici rituali.
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Gli askoi ad anello tardo-villanoviani ed orientalizzanti dell'Italia centrale tirrenica

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia La Rocca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Archeologia
  Relatore: Vincenzo Bellelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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